Forum Amici di Maria de Filippi, Forum Cinema, Forum Giochi, Forum Lost
Circuito Banner

Forum Amici di Maria de Filippi, Forum Cinema, Forum Giochi, Forum Lost
[ Home | Registrati | Discussioni Attive | Discussioni Recenti | Segnalibro | Msg privati | Sondaggi Attivi | Utenti | Download | Giochi | Cerca | FAQ ]
Ultime novità: Forum Cinema, Forum Amici di Maria de Filippi, Forum Lost, Forum Giochi , Forum Grande Fratello 7
Nome Utente:
Password:
Salva Password
Password Dimenticata?


 Tutti i Forum
 Videogiochi: giochi PC, Playstation, Xbox etc...
 Forum giochi
 Recensioni Giochi PS3
 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:
Autore Discussione  

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 01:59:35  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Blazing Angels 2: Secret Missions of WWII


Genere: Simulazione
Produttore: Ubisoft
Sviluppatore: Ubisoft Romania
Distributore: Ubisoft
Lingua: Italiano (solo testi)
Giocatori: 1-16


Voto generale 7,2

Grafica:
7,5
Sonoro: 7,5
Giocab.: 7
Long.: 7,5

Il cielo mi appartiene
pro - contro
- Buon comparto tecnico
- Valido multiplayer
- Gameplay solido... - ...ma migliorabile
- IA non eccelsa
- Poche innovazioni

Le simulazioni aeronautiche appartengono ad un genere che potremmo definire “di nicchia”; questa situazione deriva purtroppo da una tendenza, sempre più diffusa, che spinge gran parte delle software house a trascurare questo tipo di prodotti. Tra queste, ne esistono però due, che nonostante un “trend” di mercato fin troppo orientato su titoli di altro genere, hanno perseverato nell’intento di proporre esperienze di volo valide e soprattutto divertenti; parliamo ovviamente di Namco con l’ormai celebre franchise di Ace Combat e Ubisoft, con il suo Blazing Angels. Proprio quest’ultima software house, a distanza di pochi mesi dall’uscita del primo capitolo della serie, torna a far parlare di sé con un ambizioso sequel: Blazing Angels 2: Secret Missions of WW II. Dopo una prima apparizione su X360, l’ultima fatica dei ragazzi di Ubisoft Romania approda anche su Playstation 3, pronta a “conquistare” il suo nuovo pubblico. Successo o fallimento? Scopriamolo insieme.

Il cielo mi appartiene
In quest’avventura vestirete i panni del Capitano Christopher Robinson, uno dei migliori piloti dell’aeronautica militare americana, il quale, agli albori della Seconda Guerra Mondiale, verrà posto al comando dell’Operazione Wildcard; questa segretissima missione avrà come unico obbiettivo quello di risolvere alcune delle situazioni più complesse del conflitto bellico, rimanendo sempre e comunque nell’ombra. Da questo momento in poi avranno quindi inizio una serie di pericolose missioni, che richiederanno grandi abilità aeree per essere portate a termine con successo. La story-line si snoda in 18 missioni, ognuna delle quali sarà ambientata in zone molto diverse ed estremamente affascinanti, come per esempio le piramidi, o in Italia, nei pressi del Colosseo.
I livelli, pur essendo caratterizzati da obiettivi molto vari, saranno però tutti accomunati da frenetici scontri all’ultimo proiettile; per le vostre missioni, avrete quindi a disposizione una vasta gamma di velivoli, ognuno con caratteristiche uniche, che li renderanno più o meno utili per specifiche missioni. Nel corso del gioco, avrete anche la possibilità di potenziare qualsiasi aereo, sfruttando i punti prestigio ottenuti precedentemente; potrete acquistare potenziamenti di vario genere per migliorare le prestazioni generali del vostro mezzo, o in alternativa comprare nuove armi per incrementare notevolmente la potenza di fuoco. Avrete a disposizione numerosi “upgrade”, che se usati nella maniera più adeguata, potranno rivelarsi fondamentali per decidere le sorti di una battaglia. L’aspetto esteriore di ogni mezzo è inoltre fedelmente riprodotto per rappresentare al meglio i modelli dell’epoca; mettendovi alla guida di un F2A Buffalo per esempio, vi sentirete davvero come se stese prendendo parte al conflitto.

Gameplay
Questo titolo propone tre diverse tipologie di controllo, che si dimostrano adatte ad ogni tipo di utenza. I videogiocatori meno esigenti potranno sfruttare i controlli arcade per un’esperienza più semplice ed immediata, mentre per una giocabilità improntata al realismo, i controlli simulativi, rappresenteranno la scelta migliore. Inoltre, come annunciato alla vigilia della release, sarà possibile sfruttare la tecnologia del SixAxis; selezionando quest’ultimo schema di comandi, sebbene l’incremento della profondità di gioco sia innegabile, alcuni utenti potrebbero riscontrare un’eccessiva difficoltà di movimento. A voi la scelta.
Ad eccezione dell’uso del SixAxis, il tutto ruota intorno ai due stick analogici; quello sinistro è usato per il movimento del velivolo mentre il destro per regolarne la velocità. Il resto delle azioni è legato ai tasti dorsali, con cui potrete sparare ed agganciare i vostri nemici per una maggior efficienza durante le fasi di combattimento. Detto questo, la meccanica di gioco potrebbe risultare immediata, se non fosse che talvolta potreste incorrere in alcune problematiche legate alla rotazione della telecamera; con il “lock-on”, la telecamera si concentrerà infatti su uno specifico avversario, portandovi a rischiare disastrose collisioni senza che ve ne rendiate conto. Per ovviare a questo “imprevisto”, sarà quindi importante valutare attentamente come e soprattutto quando utilizzare tale funzione.
Discreta importanza risiede inoltre nell’uso del d-pad, con cui avrete la possibilità di impartire ordini ai vostri “compagni di volo” in maniera molto immediata; premendo una specifica direzione potrete richiedere aiuto in fase di attacco o difesa, o se foste in grande pericolo, far sì che qualcuno venga a distrarre un avversario troppo intraprendente. L’intelligenza artificiale degli altri piloti, pur non brillando in nessuna situazione, vi permetterà comunque di ottenere discreti risultati dalle vostre richieste di aiuto; ad ogni modo, se saprete guidarli in maniera adeguata, i vostri compagni potrebbero anche riuscire a risollevare le sorti di un combattimento. L’IA dei nemici, anch’essa discretamente sviluppata, non vi dovrebbe creare particolari problemi; ad eccezione delle fasi di gioco più avanzate, dove dovrete vedervela con una grande quantità di avversari, dovreste riuscire a cavarvela senza troppa fatica.

Multiplayer
Blazing Angels 2 dispone di tre modalità multiplayer: solo, cooperativa e squadriglia. E’ possibile partecipare a partite sia in split screen, che locale, o ancora on-line fino a 16 giocatori, dove potrete avvalervi di tutti i velivoli disponibili nella modalità principale. Indipendentemente dalla scelta, potrete optare tra diverse tipologie di gioco; è possibile dedicarsi per esempio a gare di velocità, scontri all’ultimo sangue, o anche una speciale versione di “guardie e ladri” in chiave aerea. Le varianti vanno quindi dai più classici deathmatch a più affascinanti opzioni che metteranno davvero alla prova le vostre abilità aeree. Vi sentite abbastanza bravi da confrontarvi con altri piloti? I cieli del Playstation Network vi attendono!

Comparto Tecnico
Dal punto di vista tecnico, questo titolo si attesta su dei buoni standard, pur non eccellendo sotto nessun aspetto. Il comparto grafico è sostanzialmente di buon livello; le ambientazioni sono vaste e discretamente dettagliate, sebbene possano presentare qualche imperfezione a distanza ravvicinata. Nonostante tutto l’impatto visivo degli scenari è notevole, soprattutto perché, nelle situazioni di gioco più caotiche, il motore grafico sarà in grado di sostenere un gran numero di elementi sullo schermo, senza alcun tipo di rallentamento o calo di frame-rate. L’atmosfera di gioco, impreziosita da pregevoli effetti di luce ed ombra, si rivelerà quindi gradevole e realistica. La realizzazione dei velivoli è anch’essa di tutto rispetto; le caratteristiche estetiche di ogni “mezzo” sono state riproposte fedelmente, favorendo così un maggior realismo nella realtà bellica proposta. In questo senso anche le esplosioni, pur non brillando per pulizia d’immagine, ricoprono un ruolo tutt’altro che marginale; assistere ad un aereo in fiamme che si schianta al suolo dopo che lo avrete crivellato di proiettili, vi farà davvero sentire nel vivo dell’azione.
Il comparto audio è ottimo; il doppiaggio inglese – fortunatamente accompagnato da sottotitoli in italiano – è di buona fattura al punto che, se avrete la fortuna di comprenderlo, si rivelerà determinate per favorire la vostra “immersione” nella storia. La colonna sonora, del tutto adeguata al contesto, spicca per la bellezza di alcuni brani; in alcuni frangenti, le melodie che avrete il piacere di ascoltare si riveleranno determinanti per favorire la vostra immersione nel conflitto. Lo stesso discorso vale per gli effetti sonori, indubbiamente uno degli aspetti migliori del titolo; ogni arma è riprodotta in maniera realistica, così come il rumore degli aerei che sfrecciano nei cieli, o che si schiantano al suolo dopo una scarica di mitragliatrici.


Commento finale
Blazing Angels 2: Secret Missions of WWII si dimostra un prodotto valido, capace di emozionare e soprattutto divertire gran parte dell’utenza contemporanea. Nonostante alcune problematiche legate al sistema di controllo e a un’intelligenza artificiale non eccelsa, la presenza di una piacevole storyline, a cui si unisce una buona modalità multiplayer, garantirà una longevità di tutto rispetto, per ore ed ore di scontri nei cieli di tutto il mondo. Inoltre, grazie ad un comparto tecnico di pregevole fattura, l’immersione nella realtà bellica della Seconda Guerra Mondiale risulterà tanto spontanea quanto piacevole. In definitiva, se foste alla ricerca di un buon simulatore di volo, pur non essendo un capolavoro della categoria, l’ultima fatica dei ragazzi di Ubisoft rappresenterà sicuramente un'ottima scelta.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:00:50  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Stranglehold


Genere: Azione
Produttore: Midway
Sviluppatore: Tiger Hill
Distributore: Leader
Lingua: Italiano (doppiaggio e testi)
Giocatori: 1 (1-6 online)


Voto generale 7,6

Grafica:
7,5
Sonoro: 8
Giocab.: 8
Long.: 7

Tequila Boom Boom

pro - contro
- Esperienza divertente
- Tequila è un grande
- Interattività molto appagante - Si spara e basta
- La storia poteva essere più curata
- Non molto longevo

Per molti appassionati dei film d’azione, John Woo rappresenta il punto di riferimento, l’uomo che ha contribuito allo sviluppo ed al miglioramento degli effetti coreografici nelle pellicole da lui firmate.
La carriera di questo artista può essere divisa in due momenti: la fase orientale da un lato, durante la quale Woo ha diretto film d’azione sul suolo asiatico, diventando in pochi anni uno dei registi cinesi più conosciuti e di successo, dall’altro il periodo americano, dopo il suo trasferimento negli States e la consacrazione come regista di fama mondiale.
E’ in questa seconda parte della sua carriera che ha estratto dal repertorio Face/Off, la sua migliore realizzazione, che vantava nel cast due pezzi da novanta come Nicholas Cage e John Travolta. Gli effetti speciali, gli incredibili rallentamenti nelle scene più concitate oltre alle enormi e spettacolari esplosioni, hanno contribuito a tracciare nuove vie nel panorama internazionale, ispirando anche, per aspetti tecnici, pellicole più impegnate come The Matrix (ci riferiamo ovviamente al magistrale utilizzo del Time Bullet).
Solo i veri appassionati, invece, conoscono nei particolari i lavori svolti da Woo in oriente, impostati strettamente sulle arti marziali, e sull’uso indiavolato delle armi da fuoco. E’ proprio questo filone che ci interessa da vicino, con l’attore Chow Yun Fat protagonista in più di un’occasione, fino a diventare un vero e proprio pupillo per il regista cinese.

Vedrai è una trappola! Lo spero, non vorrei fosse solo una perdita di tempo...
Stranglehold porta avanti le avventure e le esperienze estreme già mostrate nel film Hard Boiled(1992). L’agente “Tequila” Yuen è un tipo senza troppi fronzoli, di quelli che non si preoccupano se bisogna creare un gran casino pur di raggiungere lo scopo prefissato, anche a costo di devastare interi palazzi o addirittura quartieri. La sua lotta contro il crimine l’ha portato alla ribalta negli ambienti della polizia di Honk Hong, ma al contempo nell’occhio del ciclone della malavita organizzata.
Il suo sconfinato pragmatismo ci giunge chiaro e concreto già nelle fasi iniziali di gioco, in cui lo troviamo al dipartimento di polizia, convocato dal suo capitano per decidere una strategia d’azione dopo la scomparsa di un agente infiltrato. Il nostro tranquillo e freddo eroe liquida rapidamente la questione, scegliendo di recarsi sul posto da solo, senza alcun fuoco di copertura a garantirgli un minimo di tutela. La vicenda nella quale si trova invischiato riguarda le lotte tra bande rivali per ottenere una fetta del business derivante dal commercio di droga circolante ad Hong Hong, ma non solo. L’artiglio del drago, la gang più potente della città da molte generazioni, è minacciata da un’organizzazione concorrente, intenzionata ad assumere il controllo dei traffici illegali. Il suo leader, James Wong, non ci sta ad “abdicare” e cerca qualsiasi espediente pur di mantenere la propria autorità.
Tutto avrà inizio con la missione alla ricerca del poliziotto scomparso, ma ben presto la vicenda assumerà dei contorni molto più personali, intrecciandosi con il passato del protagonista, con gli affetti a lui più cari e i compromessi ai quali si è dovuto adattare nel corso della sua onorata carriera.

Un cocktail spumeggiante di azione
Tequila è un combattente eccezionale che, oltre a sapersi muovere con decisione e fermezza in qualunque situazione ed in ogni ambiente in cui si trovi costretto ad agire, è in grado di maneggiare magistralmente qualunque tipologia di arma da fuoco. Uno degli aspetti fondamentali è rappresentato dall’utilizzo del “Tequila Time”: il rallentamento dell’azione, tanto caro a Woo, è ripreso in modo magistrale, a tal punto da ricordare Max Payne per la struttura e le strategie da utilizzare. Nei momenti di difficoltà è sufficiente premere R2 perché tutto sullo schermo si tinga di un acceso color seppia, quasi come se improvvisamente fossimo catapultati all’interno di un negativo fotografico. Qualunque oggetto o persona presenti nello scenario rallenteranno il loro movimento, permettendo a Tequila di togliere le castagne dal fuoco in caso di necessità. In questi casi potrete mettere in pratica due tecniche ben distinte: rimanere in piedi e sparare con precisione nei punti vitali dei propri avversari, oppure premere L1, esibendosi in uno spettacolare tuffo, al fine di evitare la valanga di piombo diretta verso di voi.
Il Time Bullet è divertente da utilizzare ma, per forza di cose, non è possibile abusarne. Ogni volta che lo attiverete, la banda gialla in alto a sinistra sullo schermo, inizierà a svuotarsi. Pertanto è consigliabile ricorrervi con un pizzico di parsimonia, visto che non potrete mai sapere chi vi starà aspettando nelle vicinanze. E’ anche possibile coprirsi dietro a muri e colonne, uscendo solamente con la testa e l’arma da fuoco per falciare gli avversari, sfruttando magari il momento in cui questi ultimi stanno affannosamente ricaricando la propria arma. Oltretutto in questi casi il “Tequila Time” si attiva in automatico, facilitandovi la mira. L’arsenale è abbastanza classico: si passa dalle semplici pistole d’ordinanza, alle categorie più pesanti come il fucile a pompa, il fucile d’assalto e il mitragliatore, arrivando infine ai modelli più estremi come la mitragliatrice pesante e il lanciarazzi. Inoltre da un certo punto in poi avrete a disposizione anche le granate. Oltre alle armi, fulcro dell’esperienza, è anche possibile ingaggiare dei combattimenti corpo a corpo con i nemici. In questi momenti si può sferrare un pugno oppure un colpo alla testa con il calcio del fucile e se siete in prossimità di una scala o di un soppalco, potete approfittarne per scaraventare i malcapitati di sotto.

Tequila Boom Boom
Altro aspetto basilare del gameplay sono le cosidette “Bombe Tequila”, attivabili gradualmente nel corso del gioco e per mezzo delle quali si potranno operare svariate mosse “risolutrici”. La più semplice è quella che ci consente di ricaricare la barra energetica; seguono poi la Mira di Precisione, per abbattere un nemico da grande distanza, il Fuoco di Sbarramento, per massacrare grandi quantità di malavitosi senza consumare i colpi né subire alcun danno, e dulcis in fundo, il maestoso Attacco Rotante, che agisce in automatico e fa piazza pulita dell’area in cui stazionate.
Per usufruire di tali espedienti, dovrete accumulare punti stile mentre avanzate nel cammino, alimentando una barra circolare, molto simile a quella di un turbo.
In generale si riesce a procedere agilmente, senza eccessivi tatticismi, se non nel dosaggio del Bullet Time o nell’impiego delle coperture.

L’IA non è niente di eccezionale, basandosi, come spesso accade, più sulla quantità che sulla qualità. Aspettatevi quindi nemici che si coprono, ma anche ebeti che rimangono in vostra attesa nonostante stiate già mirando alla loro testa (o anche altrove…!). Altri ancora, con spirito kamikaze vi si getteranno contro all’arma bianca, lanciando urla fameliche quanto inutili. Talvolta si incontrano alcuni individui più resistenti di altri, che richiederanno un maggior numero di colpi e un grado più elevato di precisione nel colpire le parti vitali. Anche in questo caso comunque non c’è uniformità: con alcuni soggetti e sufficiente mirare alle gambe per sbarazzarsene definitivamente, con altri, al contrario, è necessario colpirli alla testa e al petto per essere certi d’averli tolti di mezzo. Se i colpi raggiungeranno gli arti, costoro urleranno per il dolore, si contorceranno per alcuni istanti, ma poi apriranno nuovamente il fuoco. I boss sono abbastanza lineari, come tutta la strutturazione di gioco, concentrata in senso assoluto sulle fasi di fuoco e la ripulitura delle ambientazioni attraversate. Ad arricchire l’esperienza di gioco ci sono le “Mini Partita Sospensione”, nel corso delle quali compare un mirino da indirizzare verso il vostro avversario con la levetta analogica destra, mentre con la sinistra si deve muovere il corpo di Tequila a destra e a sinistra per scansare i proiettili. Peraltro anche questi momenti finiscono col diventare in buona misura ripetitivi, specialmente nella parte conclusiva della story-line.

Interattività totale e ambientazioni differenziate
Le ambientazioni in cui ci si muove sono costruite discretamente, con una buona varietà per compensare il gameplay abbastanza a senso unico. Si passa da livelli cittadini nei quartieri di Hong Hong, con strade strette dense di insidie, a cantieri navali, ristoranti e perfino un museo. La variazione è molto appagante, rendendo piacevole l’attraversmanento dei livelli, ognuno con una sua fisionomia ed un’identità ben definita.
L’interattività è spettacolare, degna in tutto e per tutto delle migliori scene offerte da Woo nella sua carriera. Ogni elemento è devastabile: dai tavoli alle insegne dei negozi, dai pali ai barili di benzina, dalle colonne di marmo e cemento alle vetrate. Per di più Tequila ha a disposizione un repertorio di mosse che sfruttano la conformazione ambientale. E’ consentito salire e correre su muretti, ringhiere e travi, oltre a scivolare lungo i tavoli con dei movimenti degni del miglior Jackie Chan, oppure appendersi a funi e lampadari con una sola mano, mentre con l’altra si continua ad imbracciare il fucile. In tali frangenti ogni vaso, cesto, pianta, verrà scaraventato terra, creando in breve tempo un vero inferno. L’effetto appare ancora più coreografico nel momento in cui rallentiamo l’azione con il Tequila Time.
A fare il resto ci pensano le esplosioni che, se sfruttate a dovere, permettono di eliminare grandi quantità di nemici. Esistono molteplici tipologie di contenitori infiammabili, che vanno dalla semplice bombola di gas, al barile di benzina. A seconda delle dimensioni dell'oggetto, la detonazione sarà più o meno devastante. Anche muri e colonne risentono dell’interattività, sgretolandosi progressivamente sotto la pioggia di colpi che verrà indirizzata verso il punto dietro al quale vi state proteggendo.

Comparto Tecnico
Graficamente il gioco si attesta su discreti livelli, anche se non mancano alcune evidenti pecche. Le esplosioni sono molto efficaci e divertenti ma abbastanza grossolane e poco dettagliate. Sicuramente da questo punto di vista si poteva fare molto meglio. La caratterizzazione dei personaggi è altalenante. Se da una parte Tequila, Wong e gli altri interpreti principali sono ben realizzati, con una mimica facciale più che discreta ed una loro fisionomia ben definita, le comparse di ogni livello tendono ad assomigliarsi un po’ tutte e a ripetersi con troppa costanza.
La reazione dei corpi ai colpi è comunque realistica, in quanto questi ultimi cadono in modi diversi e in base al luogo in cui si trovano. Un’altra pecca evidente, però, è la scomparsa dei cadaveri, che si muovono se gli camminate sopra, ma scompaiono dopo qualche manciata di secondi, lasciando solamente una macchia di sangue sul terreno. In questa generazione si deve necessariamente fare di più in questo frangente.
Tequila possiede inoltre una cospicua ricchezza espressiva, digrignando i denti mentre staziona dietro una colonna, attorniato dai proiettili, o producendo una smorfia di dolore nell’istante in cui viene colpito. Anche il sangue che compare sui suoi vestiti è verosimile, uscendo nei punti in cui viene effettivamente raggiunto dai proiettili. Il tutto se ne va non appena ci si cura con una bomba energetica o uno dei kit medici sparsi per i vari livelli.
Tra le particolarità evidenziamo l’ottima resa del fumo proveniente dalle sigarette e lo sgretolamento degli ambienti, in particolare le colonne di marmo e le pareti vetrate. Si poteva, invece, fare di meglio per gli effetti d’acqua ed alcune textures dei veicoli come le auto parcheggiate o le navi.
Ottimo il comparto audio con alcune tracce orientaleggianti alternate a musiche incalzanti dal sapore metal, composte da Serj Tankian, incredibile voce dei System of a Down. Anche il doppiaggio è all'altezza, dando credibilità e spessore ai personaggi e ai loro variabili stati d'animo.


Commento finale
Esame superato? In parte sì, ma alcuni aspetti erano decisamente migliorabili. L’esperienza è appagante e divertente per tutti coloro che sono appassionati di shooter in terza persona, nondimeno la presenza di massicce sparatorie e poco altro potrebbe risultare noiosa alla lunga. La longevità è limitata, in quanto la modalità Storia si conclude agevolmente in breve tempo. A parte la rigiocabilità legata al livello di difficoltà, che interessa ad un pubblico ristretto, c’è il multiplayer fino a sei giocatori a protrarre leggermente l’interesse, senza convincere comunque del tutto.
La storia sbiadisce progressivamente, verso un finale piuttosto scontato, che comunque è nella norma nell’economia di un racconto d’azione targato John Woo. Simpatica la scelta del regista di farsi ritrarre all’interno del gioco, nei panni di un barista. Sarà poi lui stesso ad assistervi nella sezione riguardante i contenuti speciali, tra cui filmati, fotografie e personaggi utilizzabili in rete.
Che dire, speriamo che le sperimentazioni di Woo non siano finite qui. Sicuramente alcuni difetti di questo titolo potranno essere migliorati e chissà, sarebbe bello se un giorno arrivasse sugli scaffali un gioco ispirato alla fase americana, magari con la trasposizione di Face/Off. Un Nicholas Cage ed un John Travolta digitali non sarebbero affatto male.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:02:07  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Uncharted: Drake's Fortune


Genere: Azione
Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: Naughty Dog
Distributore: Sony Computer Entertainment
Lingua: Italiano
Giocatori: 1


Voto generale 9,0

Grafica:
9,5
Sonoro: 9,5
Giocab.: 8,5
Long.: 8

Nathan approda su PS3

pro - contro
- Ottimo comparto tecnico
- Giocabilità estremamente profonda
- Trama avvincente
- Molti extra - Poca interattività con l'ambiente
- Talvolta frustrante
- Longevità non eccelsa

Il momento è finalmente arrivato. Dopo mesi di spasmodica attesa, Uncharted: Drake’s Fortune, l’ultima fatica di Naughty Dog, è finalmente arrivato in Europa, pronto a regalarci un’esperienza videoludica unica ed originale fatta di sparatorie, tesori ed antiche rovine.
In questa avventura vestiremo i panni di Nathan Drake, un giovane avventuriero intenzionato a recuperare il tesoro di El Dorado. La storia avrà inizio sulla costa panamense, dove, grazie al finanziamento di Uncharted, nota serie televisiva di documentari storici, Nathan riuscirà a recuperare la bara del suo avo Sir Francis Drake, considerato come uno dei pochi uomini ad aver messo le mani sul leggendario tesoro. L’unico oggetto ritrovato nella bara non sarà però un cadavere, ma bensì un diario, appartenuto proprio a Sir Francis Drake, contenente tutti gli indizi necessari per portare a termine la dura ricerca. Fin qui tutto potrebbe apparire fin troppo semplice se non fosse che, proprio sul più bello, Nathan dovrà vedersela con un gruppo di pirati, intenzionati a rubare i suoi indizi. Da questo momento in poi avranno inizio una serie di pericolosissimi scontri contro nemici di vario genere, che metteranno repentaglio la vita del nostro eroe e dei suoi compagni di viaggio: Elena Fisher, la bella inviata di Uncharted, e Victor Sullivan, un vecchio cacciatore di tesori, nonché abile truffatore. Ce la faranno a portare a termine la loro pericolosa ricerca, o moriranno nel tentativo? Il loro futuro dipenderà dalle vostre azioni!

Avventuriero o guerriero?
Per sopravvivere alle pericolose situazioni che sarete costretti ad affrontare, dovrete necessariamente dare fondo a tutte le vostre abilità di combattimento. Il protagonista è infatti in grado di eseguire una serie di azioni che vanno dal semplice salto, a più complesse movenze legate alle fasi di scontro; tali situazioni potranno essere affrontate sia a mani nude, o in alternativa sfruttando il vostro arsenale di armi da fuoco. I combattimenti corpo a corpo si basano sulla pressione dei tasti quadrato e triangolo per eseguire svariate combo; durante questi frangenti, Nathan darà prova di grande potenza fisica, destreggiandosi con maestria contro qualsiasi tipo di avversario. I combattimenti sono inoltre impreziositi da una visuale ridotta e da una sorta di leggero rallentamento, che vi permetterà di godere appieno di ogni pugno o calcio sferrato dal vostro alter-ego. Gli scontri a fuoco possono essere intrapresi con una delle armi che troverete nel corso del gioco, come pistole, fucili a pompa, mitragliatrici o granate. Starà a voi scegliere l’arma più congeniale in base alle specifiche situazioni di gioco. Il sistema di puntamento in prima persona appare nel complesso preciso e semplice da usare, nonostante, soprattutto gli inizi, possa sembrare fin troppo sensibile ad ogni minimo movimento. Con un po’ di allenamento non dovreste comunque incorrere in particolari problemi per eliminare qualsiasi tipo di nemico. Per quanto riguarda le armi da lancio, la meccanica di gioco subisce delle leggere variazioni; la direzione di lancio è infatti regolata dal movimento del SixAxis. Inclinando il joypad verso l’alto allungherete la gittata della arma, mentre abbassandolo, otterrete un lancio molto più corto.
L’intelligenza artificiale dei nemici rappresenta uno degli aspetti più interessanti di questo titolo; in base al numero ed alla tipologia di avversari che dovrete affrontare, noterete sostanziali cambiamenti nel loro stile di combattimento e soprattutto nelle strategie di attacco che metteranno in pratica per ostacolarvi. Se per esempio vi trovaste combattere in una zona caratterizzata da spazi molto ampi, i vostri nemici vi attaccheranno sui fianchi nel tentativo di accerchiarvi; al contrario, nel caso in cui riusciste decideste di ripararvi in un punto ben protetto, non potendo raggiungervi direttamente, gli aspiranti carnefici inizieranno a lanciare verso di voi una serie di granate, nella speranza di costringervi ad uscire allo scoperto. L’avventura è ricca di situazioni variabili, che vi costringeranno a trovare sempre nuove alternative per sopravvivere alle offensive che sarete costretti a subire. Tali situazioni potrebbero talvolta suscitare un leggero senso di frustrazione a causa di una difficoltà non sempre moderata (specialmente se foste impegnati contro un gran numero di nemici contemporaneamente), che vi costringerà a ripetere uno stesso passaggio più di una volta.

Free Climbing
La meccanica di gioco dimostra grande profondità anche durante le fasi di esplorazione. Nathan è infatti grado di attaccarsi a gran parte delle sporgenze presenti sul territorio con estrema facilità; potrete arrampicarvi su rocce, liane o dirupi senza che il protagonista mostri alcun tipo di sforzo. La sua naturalezza nei movimenti non scadrà però mai nella fantascienza; nulla a cui assisterete andrà infatti oltre le normali possibilità di un essere umano. Inoltre, sappiate che il corpo del vostro alter-ego digitale non sarà in grado di sopportare cadute da altezze troppo elevate e proprio per questo motivo dovrete assolutamente valutare ogni spostamento prima di muovervi. Le fasi di esplorazione saranno inoltre caratterizzate da sporadici usi del Sixaxis, che, pur essendo alquanto limitati, renderanno le vostre “passeggiate nella giungla” sostanzialmente più piacevoli e divertenti; se per esempio doveste attraversare un tronco per passare da una parte all’altra del territorio, dovrete cercare di mantenere Nathan in equilibrio mediante l’inclinazione laterale del joypad.
Nel corso del gioco vi ritroverete inoltre dover affrontare svariati enigmi, molti dei quali richiederanno grande attenzione, oltre ad una discreta abilità di valutazione per essere risolti con successo. Per rendervi le cose ancora più facili, gli sviluppatori hanno pensato bene di proporre l’uso del diario di Sir Francis, ogni qual volta doveste trovarvi in difficoltà; nel piccolo libretto, grazie ad una serie di immagini, riceverete alcuni indizi che potrebbero rivelarsi fondamentali per risolvere specifici rompicapi. Il diario non sarà però sempre disponibile; gli unici momenti in cui avrete l’opportunità di usarlo, saranno quelli dove apparirà sullo schermo un apposito messaggio che vi inviterà a consultarlo.

Non finisce qui…
Oltre all’avvincente storyline proposta, Uncharted gode anche di un notevole numero di extra, regolati in base ad un particolare sistema di punteggio. Nel corso dell’avventura, vi sarà infatti possibile ottenere dei “punti medaglia” con i quali accedere a svariate “chicche” inerenti al mondo di Uncharted. Per ottenere questi punti avrete potrete dedicarvi alla ricerca dei 60 tesori sparsi per il territorio – alcuni dei quali davvero difficili da recuperare – o in alternativa cercare di rispettare specifici requisiti legati alle fasi di combattimento, come per esempio un determinato numero di uccisioni in corsa, o con colpi alla testa. Gli obbiettivi non saranno sempre facili da ottenere – come per esempio le 100 uccisioni mediante “headshot” - e di conseguenza, se vorrete avere accesso a tutti gli extra, sarete necessariamente “costretti” a rigiocare l’avventura più di una volta. Tra gli extra sbloccabili sono presenti alcune variazioni al gameplay - come l’incremento e la riduzione della velocità di gioco - una serie di “tradizionali” gallerie di immagini relative alle fasi di sviluppo, una selezione manuale di armi e costumi – sia per Nathan che per i suoi nemici – oltre a molti altri sbloccabili, che vi lasceremo il piacere di scoprire personalmente.

Comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, gli standard proposti si dimostrano del tutto adeguati ad un prodotto di nuova generazione. Per quanto riguarda l’aspetto grafico, la realizzazione è di primissimo piano. Le ambientazioni godono di un’atmosfera affascinante, garantita da ottimi effetti di luce ed ombra che, uniti alla notevole cura dei dettagli, contribuiranno a rendere l’atmosfera di gioco realistica e soprattutto coinvolgente. La bellezza generale è però in parte rovinata dalla scarsa interazione con l’ambiente circostante; ad eccezione di pochi oggetti, come vasi o barili di esplosivo, troverete infatti ben pochi elementi che reagiranno alle vostre azioni. Per ciò che concerne i modelli poligonali dei personaggi, anche in questo caso il lavoro svolto da Naughty Dog si dimostra di grande spessore; l’aspetto estetico di ogni individuo è curato nei minimi dettagli e gode di una pulizia di immagine di primo piano. Le animazioni facciali, create con la tecnica di animazione facciale Wrinkle Mapping Facial Animation della stessa software house, appaiono estremamente realistiche e capaci di esprimere ogni più piccola sfumatura delle emozioni provate dai protagonisti dell’avventura. Per ciò che concerne le movenze di gioco, tutte le azioni svolte denotano grande fluidità anche nelle situazioni di gioco più caotiche; faticherete a notare un solo rallentamento od un irritante calo di frame-rate. Da sottolineare inoltre l’effetto che l’acqua esercita sul “look” del protagonista. Entrando a contatto con una cascata o un semplice ruscello, i vestiti cambieranno colore e forma; per farli tornare in condizioni normali, potrete far finta di niente, continuando nelle vostre normali “mansioni”, o in alternativa cercare una zona illuminata per accelerare il processo di “asciugamento”.
Il comparto audio, impreziosito da un doppiaggio completamente in italiano, si dimostra uno degli aspetti migliori del prodotto. Le voci dei personaggi sono ben caratterizzate e denotano grande espressività vocale, che si dimostra determinante per incrementare l’atmosfera di gioco. Le musiche di sottofondo sono estremamente piacevoli da ascoltare e del tutto azzeccate al contesto; difficilmente riuscirete a trovare un brano che non si addica all’atmosfera. Gli effetti sonori, anch’essi di grande spessore, si rivelano determinanti per accrescere l’immersione nella realtà proposta da Naughty Dog; durante le fasi di esplorazione, i suoni della natura vi faranno sentire come se steste vivendo l’avventura in prima persona, e nel corso dei combattimenti, le voci dei nemici unite al rumore di fucili, pistole e granate vi sapranno coinvolgere come pochi altri titoli sono stati in grado di fare fino ad oggi.


Commento finale
Uncharted: Drake’s Fortune si dimostra una delle prime vere “killer applications” dell’attuale parco titoli Playstation 3. Grazie ad un comparto tecnico di primissimo piano, impreziosito da un doppiaggio realizzato interamente in Italiano, quest’avventura saprà coinvolgervi ed appassionarvi come pochi altri titoli fino ad oggi. Inoltre, la presenza di una serie di personaggi, tutti davvero carismatici, non farà altro che accrescere il vostro interesse nella trama, spingendovi costantemente oltre i vostri limiti. Nonostante una discreta difficoltà generale, che per molti potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, il gameplay si dimostra ricco di profondità e del tutto adeguato a un prodotto di questa categoria; inoltre le numerose possibilità offerte, come la grande interazione con gran parte delle sporgenze presenti sul territorio, sapranno regalarvi grandi soddisfazioni, facendovi sentire un po’ come degli Indiana Jones del nuovo millennio. Cosa aspettate? Il tesoro di El Dorado vi aspetta!

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:03:17  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Timeshift


Genere: Sparatutto
Produttore: Vivendi Universal
Sviluppatore: Saber Interactive
Distributore: Vivendi Universal
Lingua: Italiano
Giocatori: 1-8 (online)


Voto generale 8,0

Grafica:
8,5
Sonoro: 7
Giocab.: 8
Long.: 8,5

Il valore del tempo

pro - contro
- Gameplay stimolante
- Buon multiplayer
- Comparto grafico all'altezza - IA non eccelsa
- Troppo lineare
- Sonoro migliorabile

Il panorama videoludico contemporaneo è caratterizzato dalla presenza di numerosi FPS, che si adattano ad ogni tipo di utenza; sono presenti titoli che proiettano il giocatore in realtà surreali, come ad esempio Resistance Fall of Men, o altri che permettono di rivivere alcuni dei conflitti che hanno fatto la storia della nostra civiltà, tra i quali spicca sicuramente la serie di Call of Duty. Nessuno di questi prodotti, pur proponendo un gameplay divertente ed indubbiamente appagante, ci ha però permesso di provare qualcosa di “nuovo”, che potesse elevare l’esperienza di gioco su nuovi, unici standard; nessuno prima di Timeshift. Realizzato dalla software house statunitense Saber Interactive, questo affascinante FPS vi darà la possibilità di sfruttare un elemento molto particolare: il tempo. Vestendo i panni di un misterioso soldato, avrete a che fare con una speciale tuta militare dotata di funzioni tutt’altro che comuni.

A spasso nel tempo

Timeshift vi proietterà in una realtà surreale, dove una forza socio-politica colpevole di aver imposto il proprio credo con l’uso della forza, avrà messo la popolazione in ginocchio. In questo clima apocalittico entrerete in gioco voi; impersonando uno speciale soldato dal passato misterioso, avrete il compito di fronteggiare gli oppressori a costo della vostra stessa vita. Fin qui niente di particolarmente innovativo ed originale, se non fosse che, per opporvi alla minaccia nemica, potrete contare su un’avanzatissima tuta militare – denominata S.S.A.M. - con cui manipolare liberamente il flusso temporale; avrete quindi l’opportunità di rallentare, fermare ed addirittura invertire il tempo per brevi periodi, durante i quali le vostre variabili d’azione saranno pressoché infinite. Tra le tante strategie, potrete per esempio fermare il tempo durante un attacco nemico per eliminare i vostri avversari senza che se ne rendano conto, riavvolgere il corso degli eventi in modo da evitare che un missile vi colpisca, o magari fermare il tempo e disarmare un soldato, in modo da renderlo inerme nel momento in cui verrà ristabilito il normale corso degli eventi.
Nel corso del gioco, sarete inoltre costretti ad usare un determinato “potere” al fine di superare specifiche zone del territorio; ne è un perfetto esempio una delle situazioni iniziali, dove a causa di un bombardamento, la vostra via d’uscita crollerà sopra di voi; in questo caso, l’unico modo per proseguire, sarà quello di riavvolgere il tempo e passare man mano che la struttura si ricomporrà. Facile no? L’uso di queste abilità speciali non sarà però infinito, ma bensì regolato da una barra di energia che, una volta esaurita, interromperà qualsiasi alterazione temporale in corso; per questo motivo, sarà fondamentale tenere d’occhio tale indicatore in ogni momento, al fine di evitare situazioni a dir poco spiacevoli.
Le vostre capacità di manipolazione temporale saranno utilissime anche nelle situazioni di difesa; se per esempio doveste subire gravi danni, o foste in procinto di sopperire ad un assalto nemico, potrete fuggire indisturbati fermando o rallentando il tempo. In questo modo avrete l’opportunità di riprendervi senza correre rischi, evitando così di subire un colpo “fatale”, che vi costringerebbe a ricominciare dall’ultimo checkpoint. Padroneggiare la vostra tuta non sarà una cosa facile, ma quando avrete capito come usarla al meglio, l’intera avventura vi sembrerà una passeggiata.

Potenza allo stato puro

Oltre a questa tuta tecnologicamente avanzata, avrete ovviamente a disposizione una serie di armi, tutte molto utili alla vostra causa che andranno dalle semplici pistole a letali fucili; la varietà di equipaggiamento è sostanzialmente nella media, ma non mancano strumenti di morte capaci di regalarvi immense soddisfazioni. Ognuno di questi oggetti potrà ovviamente essere sfruttato in maniera molto più efficace, se deciderete di “abbinarlo” alle potenzialità della vostra tuta; un colpo sparato a distanza, con il nemico in movimento, sortirà effetti decisamente meno produttivi, rispetto ad un proiettile ben calibrato a distanza ravvicinata. Nonostante tutto, sin dalle prime battute dell’avventura, la potenza del vostro equipaggiamento appare fin troppo elevata; gran parte delle armi vi permetteranno infatti di eliminare qualsiasi tipologia di nemico facilmente. Tutto questo, pur alimentando la spettacolarità della partita, potrebbe rivelarsi alquanto avvilente per tutti coloro che fossero in cerca di una “sfida” degna di questo nome; definire Timeshift un titolo alla portata di tutti sarebbe comunque sbagliato, ma è innegabile come anche degli utenti non proprio esperti di questo genere videoludico saranno in grado di portare a termine la modalità principale senza eccessivi sforzi. In questo senso, la mediocre intelligenza artificiale degli avversari non rappresenta sicuramente un ostacolo insormontabile. Ogni avversario, anche nelle fasi di gioco più avanzate, è caratterizzato da una tendenza a tenere la posizione il più possibile, permettendovi così di elaborare strategie di gioco con grande tranquillità; se ad esempio foste costretti a scappare da una zona presidiata, i vostri nemici si limiteranno a camminare lentamente verso di voi, quasi come se fossero impauriti nell’avanzata. Questo aspetto impoverisce notevolmente la difficoltà di gioco, rendendo le situazioni apparentemente più complesse, sostanzialmente semplici.

Il gameplay è senza ombra di dubbio il punto di forza di questo titolo; come detto in precedenza, la possibilità di manipolare il flusso temporale senza alcun tipo di limitazione – ad eccezione di rari casi in cui alcune delle manipolazioni saranno “off limits” – rappresenta un elemento di grande fascino, che saprà sicuramente tenervi incollati alla sedia per molto tempo. Il sistema di alterazione temporale è sostanzialmente semplice, nonostante la necessità di memorizzare preventivamente lo schema dei comandi, prima di poterli utilizzare con naturalezza.
Il sistema di puntamento, benché possa apparire difficile nelle fasi di gioco più concitate, si dimostra nel complesso semplice e ben calibrato, indipendentemente dall’arma equipaggiata. Rimane l’amaro in bocca per l’eccessiva linearità di gioco, che dimostra di limitare l’esperienza di gioco in maniera alquanto marcata; una maggior libertà generale avrebbe sicuramente giovato al divertimento ed al coinvolgimento generale.

Comparto Tecnico

Tecnicamente parlando, Timeshift, pur non eccellendo sotto alcun punto di vista, si attesta su degli standard del tutto adeguati alla next-gen. Il comparto grafico, forte di un’ambientazione molto “dark”, si dimostra suggestivo e decisamente ben realizzato; la cura dei dettagli – a distanza ravvicinata – pur non essendo eccelsa, è nella media e contribuisce a rendere l’atmosfera particolarmente affascinante. Le manipolazioni temporali godono di una realizzazione tecnica di primo piano, capace di emozionarvi e coinvolgervi in maniera tutt’altro che marginale; ogni volta che deciderete di usare una di queste alterazioni, vedrete l’ambiente circostante reagire alle vostre azioni in maniera estremamente dettagliata. L’effetto del flusso temporale è riprodotto in maniera eccezionale e contribuisce a rendere l’atmosfera di gioco particolarmente affascinante. La realizzazione dei personaggi, comprese le animazioni, è anch’essa di pregevole fattura; ogni soldato gode di una discreta pulizia d'immagine, impreziosita da una serie di animazioni realistiche e soprattutto fattibili che favoriranno l'immersione ne contesto di guerra proposto da Saber Interactive. Tutto l’equipaggiamento inoltre, pur mancando di particolare originalità, è riprodotto in maniera molto realistica e contribuisce ad una maggior immersione nella realtà bellica proposta. Le fasi di gioco sono inoltre fluide e prive di qualsiasi tipo di rallentamento anche negli ambienti più affollati; non sono inoltre presenti cali di frame-rate che possano in qualche modo limitare i vostri numerosi scontri.
Il comparto audio, seppur inferiore a quello grafico, si dimostra del tutto adeguato ad un titolo di nuova generazione. Il doppiaggio, interamente localizzato in italiano, pur non brillando per intensità vocale, contribuisce ad incrementare il realismo dell’atmosfera di gioco. In questo senso gli effetti sonori si dimostrano determinanti; ogni sfaccettatura del contesto bellico è realizzata con grande cura, al fine di permettere all’utente di immergersi nella realtà proposta con grande naturalezza. Le musiche di sottofondo, al contrario, appaiono monotone e non particolarmente ispirate; ad ogni modo, trattandosi di un FPS votato all’azione più che alla narrazione, questo difetto può essere facilmente trascurato.

Commento finale
Timeshift è da considerarsi come uno dei migliori FPS attualmente disponibili su Playstation 3; l’originale gameplay proposto, unito ad un comparto tecnico di tutto rispetto, vi permetterà di sperimentare un’esperienza di gioco unica nel suo genere, da cui difficilmente riuscirete ad allontanarvi. Nonostante la presenza di alcuni difetti che inficiano in maniera tutt’altro che marginale l’avventura, la modalità principale si dimostra capace di regalare qualche soddisfazione non solo ai cosiddetti “hardcore gamers”, ma anche a chiunque dovesse avvicinarsi a questo genere videoludico per la prima volta. Inoltre, la presenza di un solido multiplayer incrementerà notevolmente la durata delle vostre sessioni di gioco. In definitiva, se foste alla ricerca di uno sparatutto in grado di regalarvi qualche ora di sano divertimento, Timeshift farà sicuramente al caso vostro. Cosa aspettate? La vostra S.S.A.M. personale vi aspetta!

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:05:14  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Ratchet & Clank: Armi di Distruzione


Genere: Platform
Produttore: SCEA
Sviluppatore: Insomniac Games
Lingua: Italiano
Giocatori: 1


Voto generale 9,0

Grafica:
9,5
Sonoro: 8,5
Giocab.: 9
Long.: 8


Non disturbateli, sono armati!
pro - contro
- la miglior grafica attualmente su PS3
- numerosi minigiochi aumentano la giocabilità
- rigiocabilità elevata - potrebbe risultare troppo semplice

Ratchet & Clank: Armi di Distruzione è il primo passo nella next-gen della serie, ormai al suo quinto episodio. A poche settimane di distanza dal rilascio di una demo tramite PlayStation Store, che già anticipava grandi cose per il titolo di Insomniac, il gioco completo è finalmente disponibile, pronto a saziare l’appetito dei possessori di PlayStation 3.

Le meccaniche di gioco di questo episodio mantengono i tratti distintivi della serie, pur con qualche gradita differenza, e la divertente alternanza di sezioni platform e shooter. Durante l’avventura, i due protagonisti avranno a disposizione un enorme arsenale, come suggerisce il sottotitolo, da utilizzare contro i propri nemici. Prima di tutto, sono presenti numerose armi, che spaziano dal “semplice” cannone o lanciafiamme, fino ad arrivare alle Plasmabestie, fidati esseri gelatinosi che attaccheranno chiunque si avvicini, o al Lanciatornado, il cui nome è a dir poco esplicativo. Tutte le armi sono potenziabili in due diversi tipi di aggiornamento: sarà possibile acquistare potenziamenti “mirati”, che influenzano alcuni aspetti specifici come la gittata o l’intensità di fuoco presso alcuni rivenditori sparsi per i livelli, in cambio di un materiale chiamato Raritanio; inoltre, semplicemente utilizzando le armi è possibile portarle fino al livello cinque, in cui cambieranno nome e godranno di nuove e sempre più letali abilità.
Oltre alle armi, sono disponibili alcuni gadget da combattimento, tanto utili quanto assurdi e divertenti da utilizzare; alcuni esempi sono il Discotron, già visto nella demo, o Mr. Zurkon, un robot da guardia davvero affidabile.
L’interfaccia di gioco aiuta fortunatamente il giocatore nella scelta fra i numerosi strumenti a disposizione, in quanto è sufficiente tenere premuto il tasto Triangolo in qualsiasi momento per selezionare quello più adatto alle varie situazioni.

La trama di Armi di Distruzione vede, in sostanza, Ratchet intento a sventare i piani del terribile (e demenziale) Imperatore Percival Tachyon, ma al tempo stesso dovrà venire a conoscenza delle proprie origini, e scoprirà il motivo per il quale è l’ultimo appartenente alla razza Lombax. La storia, a tratti “matura” ma contraddistinta dal tipico umorismo della saga di Insomniac, è narrata attraverso numerose cutscenes di alta qualità o dialoghi in-game, che possono vantare di un doppiaggio degno di un cartone animato. Troveremo alcune vecchie conoscenze, come il vanitoso e goffo Capitan Qwark, ma incontreremo anche altri personaggi, alcuni amichevoli ed altri un po’ meno, tutti comunque molto ben caratterizzati ed in grado di strappare più di un sorriso durante i filmati.

Durante il viaggio alla scoperta delle origini di Ratchet visiteremo una dozzina di pianeti, ognuno con un ambiente ed una fauna (per lo più ostile) diversa. Fra i vasti territori che attraverseremo potremo quindi trovare città altamente industrializzate, comete ricoperte di ghiaccio, ambienti vulcanici e addirittura un mondo preistorico, nel caso del pianeta Sargasso. Ritornare su un pianeta già visitato sarà necessario soltanto in poche isolate occasioni ai fini della trama, mentre nella maggior parte dei casi avremo la completa libertà di navigazione per i mondi già noti sulla mappa.
La varietà di ambientazioni si traduce anche in una moltitudine di diverse situazioni di gameplay, che rendono il gioco sempre fresco e divertente, senza mai farlo scadere nella ripetitività. Grazie ai numerosi dispositivi tecnologici dei quali verremo in possesso, potremo infatti affrontare sezioni in volo, acquatiche, o a bordo di innovativi veicoli.

Il titolo richiede, in svariate occasioni, lo sfruttamento dei sensori di movimento del controller Sixaxis, con alcune trovate decisamente originali, ed in ogni caso la risposta del controller si dimostra efficace in ogni momento. Tali occasioni comprendono le sezioni di volo con le Robo-Ali di Clank, il puntamento del Geo-Laser per aprire varchi e passaggi altrimenti inaccessibili, un divertente mini-gioco per sbloccare alcune serrature, e… alcuni momenti in cui dovremo ballare, travestiti da pirata. Per quanto riguarda le armi, invece, il Sixaxis è sfruttato dal Lanciatornado, menzionato poco sopra: una volta sparato il proiettile, sarà nostro compito guidare il tornado verso i nemici inclinando il controller, per scatenare una vera e propria tempesta di distruzione che li travolgerà.

Fra un pianeta e l’altro saremo anche coinvolti in alcune sezioni in volo nello spazio, nelle quali sarà possibile ammirare l’abilità di Insomniac nel creare paesaggi ambientati fra le stelle, facendo al tempo stesso attenzione agli attacchi delle astronavi nemiche. Infine, anche Clank avrà i propri momenti da protagonista, durante i quali controlleremo l’accessoriato robottino nei passaggi più angusti, e potremo contare sull’aiuto di alcuni nuovi “amici” (dei quali non vi sveliamo nulla per non rovinare l’emozione di scoprirlo da soli) ai quali sarà possibile impartire ordini.

La longevità “di base” del titolo, portando quindi a termine la storia senza soffermarsi più del necessario ad esplorare gli ambienti, è in ogni caso buona, in quanto sono richieste circa una dozzina di ore per farlo, ma in questo modo si perderebbe una parte del divertimento. Per ogni livello sono infatti disponibili alcuni Punti Abilità (mediamente due o tre), sbloccabili eseguendo azioni più o meno impegnative che possono andare dal far ballare un dato numero di nemici, al superare il livello senza accusare nessun colpo. In ogni caso, ottenere questi mini-obiettivi non risulta mai frustrante, ma anzi permette di apprezzare al meglio il gioco e sfruttare i numerosi strumenti a disposizione o potenziare al massimo le armi, oltre allo sbloccare trailer, artwork e trucchi. I restanti extra che è possibile trovare sparsi per i livelli sono costituiti dai Bolt Dorati, grandi bulloni che permettono di sbloccare skin alternative per Ratchet (Pupazzo di Neve, ed altri ancora…), e da alcuni cheat da utilizzare per il futuro Agente Segreto Clank su PSP, sicuramente una sorpresa una volta scovati durante le sezioni di gioco con Clank.
Una piccola nota, non necessariamente negativa, alla giocabilità riguarda la forse eccessiva facilità del titolo, che potrebbe non incontrare i gusti degli amanti delle sfide, anche se la situazione cambia all'avvicinarsi del termine dell'avventura. L’arsenale a nostra disposizione ci renderà in generale molto più potenti dei nemici che cercheranno di ostacolarci, ad eccezione di alcuni boss, e le probabilità di esaurire l’energia vitale sono date più che altro dalla possibilità di eseguire salti ed acrobazie in modo errato, piuttosto che essere colpiti a morte. Il giudizio di questo aspetto varia da giocatore a giocatore, in quanto si potrebbe trovare più soddisfazione in un titolo più impegnativo, o semplicemente cercare il divertimento puro.

Tecnicamente, il lavoro svolto da Insomniac si assesta su livelli altissimi. La grafica di Armi di Distruzione è senza dubbio quanto di meglio sia disponibile attualmente su PlayStation 3: i colori vivaci danno l’impressione di trovarsi alle prese con un film d’animazione interattivo, grazie anche agli scenari vasti e pieni di vita, e alla presenza di numerosi nemici ed effetti su schermo, il tutto ad un frame-rate stabile a 60 frame al secondo e a una totale mancanza di aliasing.
Anche l’audio riflette l’impegno messo nella realizzazione del titolo, con un doppiaggio in italiano di tutto rispetto, e tracce musicali caratteristiche per ogni livello, fra le quali è doveroso ricordare l’esilarante covo dei pirati, in cui è possibile ascoltare temi che richiamano palesemente i tre film di caraibica memoria, e canzoni piratesche urlate a squarciagola.

Commento finale
Ratchet & Clank: Armi di Distruzione è senza dubbio il miglior titolo disponibile al momento per la console next-gen targata Sony. Il comparto grafico di altissimo livello permette finalmente di ammirare le capacità della macchina in mano a sviluppatori già rodati da un precedente titolo, e la giocabilità può vantare di numerose situazioni di gioco che lo rendono assolutamente divertente, nonostante una eccessiva semplicità ed una longevità non immensa, ma comunque buona. La rigiocabilità infine è assicurata dai numerosi extra da sbloccare una volta portata a termine la modalità principale.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:06:27  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Lair


Genere: Avventura
Produttore: SCEA
Sviluppatore: Factor 5
Lingua: Italiano
Giocatori: 1


Voto generale 5,5

Grafica:
5
Sonoro: 8,5
Giocab.: 5
Long.: 5,5

Draghi e cavalieri in quantita' su PS3

pro - contro
- Sixaxis ben sfruttato
- battaglie epiche su vasta scala
- ottimo comparto audio - giocabilità troppo caotica
- longevità limitata
- troppi difetti grafici

Lair è stato forse uno dei titoli più attesi dai possessori di PlayStation 3, incuriositi fin dalla sua prima apparizione, sotto forma di trailer che mostrava uno scontro nei cieli fra due enormi draghi. Ora che Lair è pronto per arrivare sul suolo europeo, a circa due mesi di distanza dalla versione americana, sarà in grado di sopravvivere alle enormi aspettative che ha creato, alimentate anche dai proclami fatti da Factor 5 durante il suo sviluppo?

Una storia epica dai temi attuali
Lair è ambientato in un mondo minacciato dall’eruzione di numerosi vulcani, e dalle diverse correnti di pensiero che questi catastrofici eventi naturali hanno generato. Il popolo di Asylia, infatti, accusò il popolo Mokai di aver causato l’ira degli dei, offendendoli con la sua tecnologia basata sullo sfruttamento del vapore, e lo costrinse all’esilio nelle regioni vulcaniche e glaciali del mondo, rimanendo invece apparentemente al sicuro al di là dei monti, in uno degli ultimi territori prosperosi rimasti.

Nel gioco impersoneremo Rohn, membro della Guardia Celeste di Asylia, un esercito di cavalieri di draghi addestrato a respingere qualsiasi minaccia, sia essa da terra, dal mare, o dal cielo. Dopo anni di esilio, infatti, i Mokai sono costretti ad attuare sempre più di frequente razzie nei territori di Asylia, a causa della sempre maggiore scarsità di risorse nelle loro terre. Questo non fa che inasprire le tensioni fra i due popoli, fomentate inoltre dal leader religioso di Asylia; ma Rohn sarà costretto a venire a conoscenza di una risposta alle domande che non può fare a meno di porsi durante le proprie missioni: chi vuole davvero la guerra? È giusto considerare nemico chi ha idee diverse dalle proprie?

Draghi a sei assi
Il gameplay di Lair si può suddividere in due categorie: le sezioni in volo e le sezioni a terra, ciascuna contraddistinta dalle proprie meccaniche di gioco e dal proprio schema di controlli.

Durante le sezioni in volo, l’unico metodo di controllo disponibile è il sensore di movimento del controller Sixaxis, utilizzato per impartire al proprio drago la direzione di volo ed altri comandi. Inclinando il controller nelle varie direzioni potremo quindi farlo virare a destra o a sinistra, e farlo salire o scendere in quota. Altri due comandi possono essergli impartiti tramite il movimento del controller: “tirando” il Sixaxis vero l’alto, il drago eseguirà un’inversione di rotta a 180°, mentre “spingendolo” in avanti (pensate al movimento eseguito da un fantino con le redini) gli ordineremo di eseguire uno sprint in avanti. Con il tasto X sproneremo il drago a volare con più velocità, mentre i restanti tasti sono adibiti al combattimento. Il tasto Quadrato è utilizzato per “fare fuoco” con il drago (a seconda del tipo di drago che cavalcheremo, non sempre sputerà fuoco), con ripetuti proiettili, o con una fiammata tenendolo premuto. Il tasto Cerchio è invece utilizzato per caricare un nemico, abbattendolo se il nostro colpo sarà sufficientemente forte, o permettendoci di scontrarci fisicamente con esso in una modalità Uno-contro-Uno. Con i tasti L2 ed R2 saremo in grado di far rallentare il drago, eseguendo così curve più strette o fermandoci per prendere meglio la mira, rimanendo sospesi in quota (ma più esposti al fuoco nemico). Il sistema di puntamento è affidato ai tasti L1 ed R1, che ci permetteranno di agganciare un nemico, una volta entrato nel nostro raggio d’azione.

I controlli del drago a terra sono invece affidati allo stick analogico sinistro, utilizzato per il suo movimento, ed ai pulsanti X, Quadrato e Cerchio, che permetteranno rispettivamente di eseguire uno scatto in avanti, sputare fiamme contro i nostri avversari e colpirli con una poderosa zampata. Scuotendo il controller verso il basso, il nostro drago colpirà il suolo con le zampe, sbalzando in aria tutti i nemici umani nelle sue vicinanze.

Alcuni nemici, o oggetti chiave del gioco, possono essere distrutti nella modalità Rip & Tear, che vedrà il drago afferrare l’oggetto e strattonarlo (compito che spetterà a noi, scuotendo il controller) fino alla sua distruzione. Procedendo con l’eliminazione dei nemici, riempiremo una barra che ci permetterà di eliminare un drago nemico ed il suo cavaliere in modalità Takedown, nella quale, seguendo i comandi che compariranno sullo schermo, eseguiremo una spettacolare manovra offensiva combinata fra Rohn ed il suo drago.

I numerosi controlli del gioco potrebbero sembrare caotici al giocatore che si avvicina a Lair per la prima volta, ma fortunatamente è presente un tutorial con ben dodici sotto-sezioni, che illustra nel dettaglio tutti i comandi e le azioni disponibili. Una volta seguito il lungo tutorial (altamente consigliato, se non obbligatorio), non dovrebbero esserci problemi nel controllo del drago durante le missioni.

Un X-Wing nel medioevo?
Durante il primo impatto con Lair è quasi impossibile non notare le analogie del titolo con i precedenti lavori di Factor 5: Rogue Leader e Rogue Squadron, ambientati nell’universo di Star Wars. Le quattordici missioni del gioco, vedranno Rohn impegnato in obiettivi quali difendere una particolare unità alleata, resistere ad un assedio, proteggere una postazione, attaccare un avamposto nemico o sconfiggere un determinato numero di unità avversarie. Addirittura, la meccanica utilizzata per sconfiggere le imponenti bestie da guerra nemiche è un palese rifacimento a Star Wars, dato che il drago aggancerà le zampe della bestia, facendola crollare al suolo. Le missioni più divertenti sono senza dubbio quelle che permettono una maggiore libertà di azione, non costringendo quindi il giocatore ad una serie di obiettivi predefiniti. In queste missioni, l’unica restrizione da seguire sarà la barra del morale in cima allo schermo, che mostra le condizioni di entrambe le fazioni coinvolte nello scontro. Le nostre azioni belliche influiranno sull’esito della battaglia, sia in modo positivo che negativo, portando alla vittoria l’esercito che riuscirà a riempire totalmente la barra del morale, “svuotando” quindi quella avversaria, e potremo quindi dedicarci all’attività di distruzione che preferiamo: potremo abbattere i draghi nemici, oppure concentrarci sull’eliminazione delle bestie da guerra, o ancora dedicarci allo sterminio delle truppe di terra, attività che trasmette alla perfezione la sensazione di potenza del drago contro i malcapitati soldati nemici.

Le battaglie su vastissima scala di Lair, così come gli scontri con i mostruosi boss (purtroppo soltanto due), trasmettono senza dubbio un’emozionante sensazione epica al giocatore, che gli permetterà di immedesimarsi nel gioco, aiutato anche dal buon sistema di controllo che simula discretamente il controllo delle redini di un drago (basandosi unicamente su supposizioni teoriche, naturalmente…).

Se il gioco ricorda in alcuni aspetti i titoli di Star Wars di Factor 5, purtroppo si differenzia da essi per un’importante caratteristica: la mancanza di un radar. Comprensibilmente, un drago non può essere equipaggiato, al pari di un’astronave, di un sofisticato sistema di rilevamento, ma per favorire un gameplay meno caotico sarebbe stato un particolare sul quale si avrebbe potuto benissimo chiudere un occhio. L’unico indicatore presente sullo schermo è infatti una freccia, che indica la direzione approssimativa dell’obiettivo più vicino alla nostra posizione, scomparendo proprio quando si arriva nella zona indicata. Ciò causa numerosi disagi, rendendo il gameplay a dir poco caotico nella maggior parte delle situazioni, a causa anche dell’ingente quantità di oggetti presenti sullo schermo: truppe di terra, bestie da guerra di ogni genere, draghi alleati e nemici, cannoni e catapulte… Se questo contribuisce a rendere le battaglie del gioco epiche ed immersive, purtroppo riesce a penalizzare troppo il gameplay, confondendo il giocatore. In effetti sarebbe disponibile, tenendo premuto il D-pad verso il basso, la cosiddetta Rage Vision, che contrassegna gli obiettivi primari in rosso e quelli secondari in giallo, mentre il resto dello schermo diventa grigio, ma giocare con il pollice premuto sul D-pad, mentre si eseguono gli altri numerosi comandi del gioco, non fa che complicare la situazione. Inoltre, alcune missioni sovraccaricano il giocatore di compiti da portare a termine, aumentando così il già notevole disorientamento di quest’ultimo (non sarà infatti raro sentire i compagni di Rohn esortarci, quasi in sequenza, a distruggere i draghi nemici in arrivo, proteggere le truppe di terra che si trovano sotto attacco, e proteggere le navi della flotta, anch’esse bersaglio del fuoco nemico…). Infine, ogni missione è interrotta da numerose e troppe sequenze di intermezzo, che illustrano lo sviluppo delle battaglie, ma a volte si limitano a mostrare una nave mentre questa va in frantumi, con il solo risultato di spezzare il coinvolgimento del giocatore.

Sonoro eccelso, grafica…un po’ meno
L’aspetto meglio riuscito di Lair è senza dubbio il comparto sonoro, a dir poco spettacolare. Durante le battaglie ed i filmati, i suoni portano il giocatore direttamente al centro del conflitto, soprattutto se ascoltati con un impianto Home Theater, con i ruggiti dei draghi, le esplosioni, ed i dialoghi fra i personaggi realizzati con dovizia di particolari. Una particolare menzione è obbligatoria per le musiche, realizzate dal compositore hollywoodiano John Debney, epiche e struggenti (la missione in cui Rohn dovrà infiltrarsi in una base nemica, aiutato dalle tenebre, è accompagnata da una traccia sonora quasi commovente per la sua bellezza).

Purtroppo, gli stessi elogi non possono essere fatti al comparto grafico (che è ad una risoluzione nativa di 1080p), il quale alterna alti e bassi. I modelli dei draghi sono dettagliatissimi fino all’ultima squama, così come le altre creature ed i soldati. Inoltre, il design delle ambientazioni e le dimensioni dei livelli rendono veramente epica l’esperienza di gioco. Tutto ciò non è purtroppo esente da difetti, che al contrario sono presenti in quantità: le texture del terreno sono spesso troppo grezze, e stonano con i dettagliati modelli degli oggetti che contengono; non mancano vari bug come ad esempio la sparizione/apparizione di porzioni di terreno, o in alcuni casi il blocco delle animazioni dei draghi durante i combattimenti.
Generalmente, la quantità di oggetti presente su schermo è elevatissima, con migliaia di soldati, ai quali si aggiungono le altre forze di terra, di mare, e naturalmente i draghi; il risultato iniziale è senz’altro spettacolare, ma causa in seguito frequenti cali di frame-rate, e forse alcuni elementi in meno avrebbero giovato alla fluidità generale del titolo. Per concludere la lista dei difetti grafici, è doveroso menzionare la realizzazione delle esplosioni, vere e proprie “macchie” di colore, che sembrano essere state realizzate in fretta e furia, senza aver avuto il tempo di sostituirle con qualcosa di un po’ più vicino al livello minimo di decenza.

Extra in quantità
La longevità del titolo non è elevata, ed è possibile portarlo a termine entro cinque/sei ore senza particolari sforzi. Fortunatamente, la possibilità di rigiocarlo è elevata leggermente dalla struttura a missioni suddivise che lo caratterizza. Ottenendo punteggi sempre migliori, inoltre, è possibile sbloccare numerosi extra visionabili nell’apposito menu, che comprendono trailer, making-of, spettacolari artwork preliminari, ed un player per l’ascolto delle tracce audio.

La componente online è limitata alle classifiche dei punteggi, ed a una futura integrazione con i trofei del servizio Home. Infine, è supportata la funzionalità di Riproduzione remota, che permette di utilizzare una PSP come interfaccia, utilizzando lo stick analogico per il controllo del drago in volo; anziché una vera e propria funzionalità del gioco, questa si dimostra una promettente feature per il futuro, visto che in questo caso l’assenza di sensori di movimento e doppi tasti dorsali nella console portatile si fa sentire con pesanti limitazioni.

Commento finale
Lair non si è rivelato quel capolavoro promesso dal team Factor 5. Le potenzialità per un buon titolo sono presenti e ben riconoscibili, come ad esempio un utilizzo ottimale del controller Sixaxis, una colonna sonora indimenticabile, ed una generale sensazione di epico. Purtroppo, sono presenti anche molti problemi, fra i quali spicca una macchinosità non indifferente nel gameplay e molti, troppi piccoli difetti grafici, forse frutto di uno sviluppo affrettato e poco curato nei particolari. Ciò non fa altro che rendere ancora più amara la delusione iniziale per il gioco, che comunque saprà regalare agli amanti del fantasy alcuni momenti emozionanti. Vista la mole di titoli in arrivo entro la fine dell’anno, Lair non sembra essere in grado di ritagliarsi un posto degno di nota fra i giochi da non perdere, né tanto meno fra le cosiddette Killer Application, dai cui standard è ben lontano...

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:07:46  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
The Eye of Judgment


Genere: Simulazione
Produttore: Sony Computer Entertainment
Sviluppatore: SCE Studios Japan
Lingua: Italiano
Giocatori: 1-2


Voto generale 8,0

Grafica:
8
Sonoro: 7,5
Giocab.: 8
Long.: 8,5

Mamma, le carte sono vive!!!'

pro - contro
- le carte prendono vita grazie a PS Eye
- sistema di regole semplice, ma divertente e impegnativo
- comparto grafico degno della next-gen - manca una modalità Storia
- le musiche potrebbero non piacere a tutti

Le trasposizioni videoludiche dei cosiddetti Trading Card Game sono ormai una realtà tutt’altro che rara; praticamente ogni gioco di carte collezionabili può vantare della propria controparte virtuale. L’unica differenza fra le due versioni, spesso identiche nelle regole e nelle carte disponibili, è l’assenza “fisica” delle carte stesse. Con The Eye of Judgment, Sony ha confezionato uno dei più innovativi video game degli ultimi tempi, unendo una collezione di carte “tangibili” ad un ottima componente videoludica.

I contenuti della confezione
Il titolo è venduto in un bundle con numerosi contenuti: la telecamera PlayStation Eye, un tappetino da gioco di circa 45x45cm, un supporto per tenere la telecamera fissa sul tappetino, un mazzo iniziale di trenta carte ed una bustina di espansione contenente otto carte.

Le regole di gioco
The Eye of Judgment è un Trading Card Game a tutti gli effetti, con un set iniziale formato da un centinaio di diverse carte, ognuna contraddistinta da vari attributi e da un grado di rarità. In questi giorni dovrebbero essere resi disponibili i mazzi tematici precostruiti e le buste di espansione.

Una normale partita a The Eye of Judgment si svolge sul tappetino da gioco incluso nella confezione, suddiviso in nove diversi riquadri chiamati “campi”.
Dopo aver mescolato il proprio mazzo di trenta carte, un giocatore ne pesca le prime cinque tenendo il mazzo capovolto, e cerca di raggiungere lo scopo della partita, occupare cinque campi prima dell’avversario, attraverso una sequenza di turni. Ogni turno è suddiviso in cinque diverse fasi, nelle quali è possibile pescare una nuova carta, lanciare un incantesimo ed eventualmente evocare una creatura per dare inizio ad uno scontro con una di quelle appartenenti al proprio avversario.

Le carte presenti sono suddivise in tre tipologie: Carte Funzione, che svolgono determinate azioni, come ad esempio terminare il turno o mostrare lo stato di tutte le creature presenti sul campo da gioco, rendendo meno necessario quindi l’utilizzo del controller; Carte Creatura, che permettono di evocare una creatura all’interno di un campo, a patto di avere sufficienti punti Mana per poterlo fare, e carte Incantesimo, che permettono di lanciare magie di vari tipi, ad esempio attacco, protezione, o cambiamento della disposizione delle carte.

Prima di eseguire una qualsiasi azione, è necessario tenere in considerazione numerosi fattori, primo fra i quali è la quantità di punti Mana (ottenibili all’inizio di ogni turno) necessari a compierla. L’evocazione di qualsiasi creatura dovrà essere eseguita tenendo conto dell’elemento alla quale essa appartiene: i campi del terreno di gioco sono contraddistinti infatti da un elemento (Fuoco, Acqua, Legno, Terra e Biolite) che condizionerà in positivo o in negativo la salute della creatura evocata su di esso, a seconda del grado di affiliazione fra i due elementi. Posizionare ad esempio una creatura di Fuoco sopra un campo di Acqua non avrà certamente un effetto positivo… Anche la direzione nella quale si evoca una creatura risulta di grande importanza, dato che questo condizionerà la possibilità della creatura stessa di attaccare i propri avversari negli altri campi. Ogni creatura ha infatti un range di attacco e di difesa, entrambi specificati su ogni carta, che specificano in quali campi, rispetto a quello sul quale è stata evocata, la creatura può eseguire un attacco o difendersi da esso. Evocando una creatura in modo che uno dei suoi campi di attacco sia occupato da una creatura nemica, essa eseguirà automaticamente l’attacco prima della fine del turno; durante i turni successivi, gli attacchi della creatura dovranno essere esplicitamente impartiti con una Carta Funzione, e verranno eseguiti se i corrispondenti requisiti in punti Mana sono soddisfatti.

L’Occhio osserva…
A questo punto della recensione, The Eye of Judgment potrebbe sembrare un Trading Card Game al pari di molti suoi simili, e sotto molti aspetti ciò corrisponde alla verità: è possibile, infatti, giocare partite con gli amici utilizzando semplicemente le carte, senza aver bisogno di altro. In questo modo, però, si perderebbe la caratteristica che rende il titolo davvero unico nel suo genere: lo sfruttamento della telecamera PlayStation Eye.

Una volta fissata la telecamera sul proprio supporto, e posizionata ad “osservare” il tappetino da gioco, essa catturerà ogni azione eseguita dal giocatore tramite l’utilizzo delle carte, portandola letteralmente in vita sullo schermo. Sarà quindi possibile osservare in tempo reale evocazioni, incantesimi e combattimenti. Inoltre, il gioco registrerà automaticamente ogni statistica delle varie creature, offrendo quindi una notevole comodità al giocatore, che potrà così concentrarsi unicamente sulla strategia da adottare per avere la meglio sul proprio avversario.
In questo modo, un “tradizionale” gioco di carte si trasforma in una divertente, e visivamente appagante, applicazione della cosiddetta ”Realtà Aumentata” (variante della realtà virtuale, nella quale oggetti reali interagiscono con oggetti generati virtualmente), che ricorderà ai fan della saga di Star Wars i fantascientifici scacchi visti nel primo episodio.

Modalità di (video)gioco
Nella schermata principale del titolo possiamo scegliere se partecipare a partite offline o online. Una delle più grandi mancanze di The Eye of Judgment è senza dubbio l’assenza di una modalità Campagna (o story mode, che dir si voglia…); il filmato introduttivo, ben realizzato e d’impatto, lascia intendere una guerra combattuta non fra gli eserciti contendenti, ma fra maghi evocatori di creature. La modalità per giocatore singolo, però, non ha alcuna traccia di storia o introduzione alle partite. Si può scegliere la difficoltà dell’avversario virtuale fra cinque livelli disponibili, il mazzo di carte da utilizzare e l’ambientazione della partita. Sarebbe bastato qualche semplice dialogo introduttivo con il mago avversario fra una partita e l’altra, per dare alla modalità per giocatore singolo una parvenza di storia, rendendola così anche più coinvolgente.
Le altre opzioni di gioco offline permettono di giocare in locale contro un amico dotato del proprio mazzo di carte, o di guardare due avversari virtuali fronteggiarsi fra loro.

Attraverso l’opzione Carte è possibile far riconoscere le varie carte in nostro possesso alla PlayStation Eye, per visualizzarne una descrizione e l’appartenenza geografica, con tanto di mappa virtuale del mondo in cui il gioco è ambientato. La modalità Judgment ha invece un’utilità che resta al momento oscura, in quanto permette unicamente di “scoprire” chi sarebbe il vincitore di un ipotetico conflitto fra due creature specificate ponendo le carte sotto la telecamera.
Molto più utile è invece l’estensiva Guida, che attraverso lunghi e dettagliati video introduce i novizi alle basi del gioco, fino alle tecniche più avanzate.

Per quanto riguarda la componente online, il gioco offre la possibilità di cimentarsi in partite personalizzate o classificate. Nel primo caso potremo creare una stanza virtuale per poter invitare un amico e sfidarlo, oppure cercare una partita in base alla lingua di appartenenza dell’avversario; le partite classificate aggiungono invece, come era prevedibile dal nome, una classifica suddivisa in vari Regni, uno per ogni elemento, per scalare la quale dovremo ottenere dei punti Onore vincendo le varie partite contro gli avversari. In entrambi i casi, le partite online offrono un livello di sfida che solo un avversario umano, seppur a distanza, può garantire; la chat testuale e vocale può essere utilizzata per comunicare con l’avversario, ed una partita può avere esiti sempre imprevedibili, con numerose situazioni di Scacco (quattro campi occupati da un giocatore), e può arrivare anche alla durata di poco meno di un’ora, a seconda delle carte estratte dai due contendenti. Fortunatamente, è possibile impostare di non visualizzare le sequenze di combattimento fra le varie creature, mostrandone solo gli effetti sui loro attributi, con il vantaggio di abbreviare i tempi fra un turno e l’altro.

Per evitare che un giocatore si comporti poco correttamente giocando online, scegliendo cioè di proposito le carte più adatte alle varie situazioni, il gioco impone di registrare il proprio mazzo di carte prima di avventurarsi nelle partite. In questo modo, il gioco estrae automaticamente le carte fra quelle del giocatore, mostrando quali sono state estratte, e possono quindi essere utilizzate nei vari turni.

Tecnicamente
Sul piano tecnico, The Eye of Judgment si rivela essere un titolo ben realizzato sia per il comparto grafico a 720p che per quello sonoro.
Gli elementi che caratterizzano i campi sono realizzati in modo semplice ma efficace, e ad ogni evocazione, lancio di incantesimo, o qualsiasi altra azione corrisponde un’animazione sul piano di gioco, contornata da effetti di ogni tipo. Le animazioni delle creature, molto ben caratterizzate, sono realizzate con cura, ma potrebbero alla lunga risultare ripetitive (per questo è possibile impostarne la non-visualizzazione).
Il sonoro è composto interamente da musica heavy metal, che cambia in base al luogo della sfida e a seconda delle situazioni di gioco; ad esempio, durante uno Scacco diverrà molto più incalzante. Le varie tracce sono orecchiabili e d’effetto, ma probabilmente faranno storcere il naso a chi proprio non riesce a sopportare il genere. Il doppiaggio delle creature, in lingua inglese, alterna invece alti e bassi, dato che per alcune creature poteva essere fatto uno sforzo maggiore per renderne meglio la personalità-
La PlayStation Eye, vera e propria protagonista del gioco, esegue bene il proprio dovere nella stragrande maggioranza delle situazioni. In condizioni di luce “normali” (ad esempio l’illuminazione solare di una stanza durante il pomeriggio, o un normale lampadario acceso) il riconoscimento delle carte avviene praticamente in contemporanea con il loro posizionamento sul tappetino di gioco.

Commento finale
The Eye of Judgment è uno dei titoli più innovativi degli ultimi tempi, che può contare su una solida giocabilità dovuta ad un insieme di regole ben congegnato, ed una tecnologia innovativa grazie alla Realtà Aumentata e alla PlayStation Eye. Pur mancando di una modalità per giocatore singolo degna di questo nome, il titolo saprà regalare molte ore di divertimento nelle partite multigiocatore, da sempre il punto di forza di questo genere di giochi, offrendo in questo caso una corposa componente online. Gli amanti dei Trading Card Game ne saranno entusiasti, per tutti gli altri vale almeno la pena dare… un’Occhiata.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:09:30  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Clive Barker's Jericho


Genere: Sparatutto
Produttore: Codemasters
Sviluppatore: Mercury Steam
Lingua: Italiano
Giocatori: 1

Voto generale 7,7

Grafica:
8
Sonoro: 7
Giocab.: 8
Long.: 7,5

A caccia di demoni

pro - contro
- Gameplay innovativo
- Buon numero di extra
- Coinvolgente e suggestivo - Doppiaggio ridicolo
- Niente multiplayer
- A tratti frustrante

Il panorama videoludico contemporaneo propone una gran varietà di first person shooters, che si distinguono per ambientazione, caratteristiche e soprattutto atmosfera. Molti di questi prodotti, proiettano il giocatore all’interno di eventi storici realmente verificatisi, come per esempio le guerre mondiali, mentre altri, permettono di immergersi in realtà surreali, ma non per questo meno emozionanti; ne è un perfetto esempio Clive Baker’s Jericho, un dark fantasy FPS - come ama definirlo lo stesso Clive Baker - che vi vedrà vestire i panni di una speciale task-force, impegnata contro orde di demoni assetati di sangue. Per chi non lo conoscesse, Baker è un noto autore e regista cinematografico, conosciuto per pellicole come Hellraiser e Candyman, la cui prima apparizione nel mondo videoludico – con l’ottimo Undying - risale all’ormai lontano 2001. A distanza di sette anni da quella data, l'ambizioso Clive sarà riuscito a confermare le proprie abilità di autore “dark”, con questo nuovo, affascinante titolo? Scopriamolo insieme.

Il male è in mezzo a noi
Da tempo immemore il male circola tra la gente sotto mentite spoglie, celando la propria identità in attesa del giorno della rivincita contro il genere umano. Esistono però luoghi ed epoche ben precise, in cui creature oscure trovano terreno fertile per emergere dagli abissi, seminando panico e terrore; quando tutto ciò si verifica, un solo potere si frappone tra la civiltà e la fine di tutto: la Squadra Jericho. Questa speciale task-force, composta da individui in grado di usare le arti arcane, oltre ad una serie di potenti armamenti, è l’unica speranza per l’umanità. Nessuno, compreso lo stesso governo, è al corrente dell’esistenza dei Jericho, ma loro ci sono e vegliano su di noi costantemente, pronti anche a sacrificare la propria vita, pur di impedire che il male possa trionfare.

La storia di Jericho è ambientata in Medio Oriente, nei meandri dell’antica città di Al-Kahli, un luogo considerato come l’epicentro del male nella sua forma più pura. Per verificare questo inspiegabile evento, verrà chiamata in causa la squadra Jericho, i cui componenti, una volta giunti a destinazione si troveranno di fronte ad uno scenario terrificante; una città diroccata, popolata da orde di demoni impazziti, desiderosi di eliminare qualsiasi essere vivente dovesse intralciare la loro oscura missione. Riusciranno i sette valorosi guerrieri ad evitare che il male possa estendere la propria influenza oltre le mura di Al-Kahli, o moriranno nel tentativo? Le sorti dipenderanno dal vostro operato.

In quest’avventura vestirete i panni dei valorosi Jericho, sette guerrieri dotati di poteri soprannaturali; ognuno di loro sarà specializzato in diversi “campi” e di conseguenza possiederà una serie di abilità uniche, più o meno utili in base alle specifiche situazioni di gioco. Cole è in grado di rallentare il flusso temporale; Jones può avvalersi della proiezione astrale; Church non ha eguali nell’uso degli incantesimi di sangue; Rawlings è specializzato nell’uso delle magie curative; Delgado oltre ad un notevole potenza con le armi da fuoco, può contare su uno speciale serpente, capace attaccare ed allo stesso tempo difendere; Black è un cecchino di prim’ordine in grado di usare la telecinesi sui propri proiettili; ed infine Ross, che pur essendo il capitano della squadra, non possiede alcuna risorsa all’infuori delle proprie armi da fuoco. L’uso delle loro abilità non sarà limitato ad i combattimenti, ma potrebbe essere necessario anche durante le fasi di esplorazione; il territorio sarà infatti disseminato di enigmi, che soltanto determinati personaggi saranno in grado di risolvere. Se per esempio doveste incorrere in un passaggio sigillato da un incantesimo, l’unica in grado di aprirvi la strada sarà Church, con il suo rito si sangue. Capire ed usare adeguatamente le abilità di ciascun membro della squadra non sarà una cosa facile; avrete bisogno di tanto tempo ed altrettanta pazienza per diventare dei veri maestri nell’uso delle arti arcane.

Gameplay
Jericho propone un gameplay molto particolare, che pur mantenendo caratteristiche tipiche a tutti gli FPS, propone alcuni elementi del tutto innovativi. Al contrario di titoli più classici, non vi sarà imposto un personaggio prestabilito per iniziare a giocare, ma bensì potrete usarli tutti, senza alcun tipo di limitazione. “Com’è possibile?” direte voi. E’ presto detto. A distanza di poco tempo dall’inizio dell’avventura, il capitano Ross - personaggio iniziale - verrà ucciso, ma anziché svanire nell’oblio, si tramuterà in un’entità astrale capace di passare da un corpo all’altro. Da questo momento in poi, potrete quindi prendere il controllo di uno qualsiasi tra i membri della squadra, sfruttandone, in caso di necessità, le specifiche caratteristiche. Questo aspetto della meccanica di gioco, determinerà infinite variabili per ciò che concerne l’approccio alle battaglie, dando ad ogni giocatore la possibilità di vivere un’esperienza unica ed originale.

L’intelligenza artificiale dei compagni e soprattutto dei nemici che dovrete affrontare, si dimostra di buon livello, nonostante alcuni inspiegabili difetti. I vostri compagni, fedeli alle vostre direttive, saranno in grado di svolgere complesse manovre offensive e difensive, assicurando la sopravvivenza di qualsiasi membro in difficoltà, ma nonostante tutto, talvolta potrebbero “imbambolarsi” senza reali motivazioni, andando incontro a morte certa. I nemici saranno anch’essi dotati di abilità belliche non indifferenti; pur mostrando una leggera propensione al suicidio, soprattutto nelle fasi di gioco iniziali, queste orrende creature potrebbero causarvi più di un problema. Avrete bisogno di sfoderare tutte le vostre capacità tattico-strategiche per uscire vivi da questo inferno!

Comparto Tecnico
Dal punto di vista tecnico, Jericho testimonia il grande lavoro svolto da Mercury Steam, attestandosi su degli standard superiori alla media. Il comparto grafico, forte di un’atmosfera estremamente suggestiva, si dimostra appariscente e ben curato. Le ambientazioni di gioco, pur denotando una leggera ripetitività strutturale, appaiono terrificanti e di grande effetto, anche grazie ad una notevole quantità di sangue sparso ovunque. In questo senso, gli effetti di luce ed ombra, ricoprono un ruolo tutt’altro che marginale; perlustrando una zona del territorio o un sotterraneo con la vostra fedele torcia, potreste notare raccapriccianti ombre all’orizzonte, avvicinarsi lentamente verso di voi. In casi come questi la paura ed il terrore regneranno sovrani, rendendo la vostra esperienza di gioco davvero emozionante. I personaggi utilizzabili godono di una pregevole resa visiva, sia per quanto riguarda il loro “look”, ma soprattutto per ciò che concerne gli armamenti. I nemici che dovrete fronteggiare, sono anch’essi ben caratterizzati, dimostrando, nella loro assoluta ripugnanza, di essere adeguati alla realtà proposta.
Il comparto audio è caratterizzato da una serie di alti e bassi che ne limitano notevolmente la qualità. Gli effetti sonori sono di grande spessore, rivelandosi determinanti nel dare origine ad un atmosfera terrificante e coinvolgente. Jericho si basa su un costante lavoro di suggestione psicologica e proprio per questo motivo, il più delle volte non avrete paura delle creature che vi troverete a combattere, ma di quelle che potrebbero celarsi dietro ad una porta, o in fondo ad un oscuro corridoio. In un certo senso, i ragazzi di Mercury Steam sembrano essersi ispirati alla serie di Silent Hill, dove quello che terrorizzava maggiormente il giocatore, non era ciò che vedeva, ma bensì ciò che immaginava. Alla luce dei fatti, la scelta sembra essersi dimostrata più che azzeccata. La splendida atmosfera di gioco è però rovinata da un doppiaggio che definire pessimo, potrebbe apparire come un semplice eufemismo. Le voci dei personaggi sono infatti poco carismatiche e prive di qualsiasi emozione, al punto che, in alcuni frangenti, la trama ne risentirà notevolmente. Un vero peccato. Un doppiaggio all’altezza della situazione, avrebbe reso il comparto sonoro di Jericho impeccabile.

La longevità di questo titolo sostanzialmente buona, nonostante la totale mancanza della modalità multiplayer, sia in locale che on-line. Stando alle parole degli sviluppatori questa “coraggiosa” decisione sarebbe stata determinata dal desiderio di concentrare i propri sforzi ed idee sulla campagna, in modo da garantire un’esperienza di gioco realmente valida ed appagante. Il risultato finale sembra giustificare in pieno la loro scelta. L’avventura gode di una buona durata e grazie alla originale meccanica di gioco, il livello di rigiocabilità è decisamente sopra la media. Inoltre, i numerosi extra disponibili - sbloccabili rispettando determinati requisiti legati all’andamento nella campagna – vi porteranno via molto tempo.

Commento finale
Clive Baker’s Jericho, pur non essendo un capolavoro, è da considerarsi come uno dei migliori FPS attualmente disponibili su Playstation 3. Grazie ad una trama appassionante e ad un comparto tecnico di buona fattura, impreziosito dall’inconfondibile “tocco” di Clive Baker, questo titolo si dimostra capace di terrorizzare, coinvolgere e soprattutto divertire ogni tipologia di utenza (ad eccezione dei deboli di stomaco). Il sangue “tingerà” tutti i luoghi dell’avventura, suscitandovi ansia e terrore ad ogni passo. Inoltre, l’affascinante gameplay proposto, ricco di numerose possibilità tra le quali spicca sicuramente la possibilità di cambiare il personaggio in tempo reale, assicurerà un’alta dose di divertimento, oltre ad una discreta rigiocabilità. Rimane purtroppo l’amaro in bocca per la totale mancanza dell’opzione multiplayer; una scelta discutibile, che ha comunque favorito la realizzazione della modalità single-player.
In definitiva, se foste in cerca di un FPS “diverso” dalla stragrande maggioranza dei titoli attualmente disponibili sul mercato, Jericho potrebbe fare al caso vostro. Le sue affascinanti caratteristiche, saranno sicuramente in grado di appassionarvi e terrorizzarvi, come mai prima d’ora. Vi sentite in grado di fronteggiare il male senza alcuna esitazione? La squadra Jericho ha bisogno di voi!

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:11:14  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Heavenly Sword


Genere: Azione
Produttore: Sony
Sviluppatore: Ninja Theory
Lingua: Italiano
Giocatori: 1

Voto generale 8,5

Grafica:
9
Sonoro: 9,5
Giocab.: 8
Long.: 6,5

Il genere action dagli occhi di una donna

pro - contro
- Ottima grafica
- Motion Capture da Oscar
- Bella trama
- Non lungo ma intenso.... -.....si divora comunque in fretta
- IA statica

Nel lungo percorso che l’uomo ha compiuto per arrivare ai giorni nostri, la donna ha sempre avuto un ruolo importante, ma allo stesso tempo difficile, un ruolo che la metteva in luce per virtù e capacità che, benché possedute, non venivano deliberatamente concesse da quello che sempre era identificato come il sesso forte. Solamente alcune elette hanno avuto forza e tenacia necessarie a rivendicare il loro posto. La storia della giovane e bella Nariko è proprio questa. Nata sotto il presagio di funeste disavventure, cercherà con tutta sé stessa di ottenere il ruolo che le spetta di diritto, come predestinata del suo clan, ad assumere il controllo della Heavenly Sword, la mitica spada forgiata dal fuoco divino e adatta per essere sguainata solo da coloro che sono immortali.
Nariko desidera dimostrare il suo valore, rivendica la sua missione per preservare la mitica arma dal dominio del perfido Re Bohan, tiranno senza alcuna pietà che la brama con tutto sé stesso e non si fermerà di fronte a nulla pur di possederla.

Il sacrifico di Nariko
Il gioco inizia in un momento non precisato, nel mezzo di un campo di battaglia, la giovane ragazza dai lunghi capelli rossi sta combattendo orde di nemici, quando all’improvviso accade qualcosa di inaspettato e ci si ritrova a vivere le vicende verificatesi nei cinque giorni precedenti a questo evento. Il clan guidato da Shen, padre di Nariko, cerca in tutti i modi di proteggere l’Heavenly Sword dagli assalti delle truppe di Bohan, ma invano. E’ per questo che sceglie, dopo anni di sofferta indecisione, di affidarla a chi avrebbe dovuto esserne il custode: sua figlia. Accade però l’imprevisto e, a causa della cattura di Shen, Nariko decide di imbracciare la mitica arma, sapendo che questo la condurrà alla morte, ma decisa a porre fine ad ogni orrore e schiavitù.
Uno degli aspetti più azzeccati del gioco risiede nella qualità dei filmati, che si alternano alle sessioni giocate. La vicenda è da subito delineata e viva davanti a noi, con un taglio decisamente cinematografico.
Superata la fase iniziale, in cui si prende confidenza con i controlli basilari, il gioco vero e proprio ha inizio nel momento in cui l’Heavenly Sword è imbracciata dalla protagonista e il suo potere sprigionato in tutto il suo splendore.
Sarebbe semplice iniziare a fare paragoni con l’elite dei giochi action di questi anni, a partire da God of War, ma abbastanza fuori luogo. E’ vero, Heavenly Sword prende spunto dal capolavoro di Santa Monica Studio per alcuni particolari, ma struttura generale e trama non sono paragonabili.
Alla base dei controlli abbiamo tre tecniche di combattimento cui fare riferimento, ognuna con delle combo specifiche e incrementabili. Le tecniche si fondano sulla pressione o meno dei tasti dorsali del Sixaxis, precisamente L1 e R1. Tenendo premuto R1 si imposterà l’ assetto “forza”, il più potente, in grado di devastare anche i nemici più attrezzati e possenti. Utilizzando L1, invece, si propenderà per l’assetto “distanza”, che garantisce attacchi concatenati a largo raggio ma dall’intensità decisamente minore. Sono adatti soprattutto per nemici scoperti e per quelli di media forza. L’alternativa è l’assetto “velocità”, basato solo sulla pressione dei tasti frontali, molto rapido ma poco efficace in termini di danno inflitto.
Tutte le combo si svolgono alternando i tasti quadrato e triangolo. Con il cerchio invece è possibile eseguire delle mosse superstile, con cui applicare prese speciali e definitive sui soldati che vi attaccano. Tutti quanti gli stili progrediranno nel corso del gioco, attivando nuovi attacchi sempre più efficaci.
I controlli quindi si collocano a metà strada tra un Ninja Gaiden e un God of War, risultando a conti fatti simili ma non identici ai sistemi adottati da questi titoli. Altra differenza che balza subito all’occhio è l’assenza del salto: mentre con la levetta analogica destra è consentito rotolare per schivare colpi e proiettili, non c’è modo di saltare da fermi, aggrapparsi a sporgenze o salire sui muri di corsa come abbiamo visto fare altrove. L’intenzione degli sviluppatori sembra quella di sottolineare la componente mortale della protagonista, in contrapposizione alle capacità della spada, l’unica a fornire poteri speciali. Ovviamente a questo si affiancano le eccezionali doti di guerriera di Nariko.
Il turbo stesso, elemento caratteristico degli action, manca all’appello, sostituito esclusivamente dalle mosse stile. I boss sono ben organizzati, con scomposizioni della battaglia in varie fasi, ognuna delle quali sviluppa una diversa tipologia di attacco. La difficoltà comunque è abbordabile, ma è molto importante fare uso della schivata per avere il sopravvento. L’IA a dire il vero globalmente non è molto sviluppata, si vede che si è puntato sulla quantità piuttosto che sulla qualità dei soldati, anche se questo è un piccolo neo che riguarda in generale il mondo action.
L’interattività con gli oggetti che troviamo lungo il cammino è elevatissima: alla fine di ogni scontro, oltre ai cadaveri dei nemici a terra (da notare che se Nariko ci cammina sopra i corpi si spostano) anche detriti, pezzi di legno e di terracotta di vasi e barili oltre a spade, scuri e martelli rimangono a terra. Tutti questi oggetti oltre ad arricchire gli ambienti, possono servire come armi da lanciare contro i soldati che vi attaccano. Gli stessi cadaveri sono presi in spalla dall’atletica eroina, e scagliati con forza ad una distanza considerevole.

Non solo saggezza e fermezza, ma anche stravaganza
Nariko non è l’unica e indiscussa protagonista del gioco. Uno spazio di rilievo viene lasciato alla piccola ed agile sorellina Kai. Sorella adottiva a dire il vero, in quanto recuperata da piccola quando era abbandonata a sé stessa. Tra le due ragazze c’è un legame fortissimo, oltre che una profonda diversità caratteriale. Se Nariko è il riferimento per saggezza, tenacia e volontà, Kai è la stravaganza fatta persona. Le sue movenze feline ed i grandi occhi che spesso e volentieri sono persi nel vuoto, la rendono un personaggio controverso ed allo stesso tempo in grado di stemperare l’atmosfera in più di una situazione. Anche in questo caso è positivo constatare la differenziazione, sia caratteriale, che nello stile di combattimento, delle due sorelle. Nariko è azione allo stato puro e corpo a corpo; al contrario Kai predilige colpire dalla distanza e fa di rapidità e leggerezza i suoi punti di forza. Si muove come un gatto, armata della sua letale balestra e decima nemici per mezzo delle frecce, con la stessa rapidità che ha Legolas con l’arco. Qui dobbiamo parlare obbligatoriamente dell’implementazione del sensore di movimento. Infatti, possiamo scegliere di indirizzare ogni freccia verso un bersaglio e ricorrere alla levetta analogica, oppure sfruttare l’inclinazione del joypad. Mentre la prima è più immediata come soluzione, la seconda è più divertente ma anche più difficile da padroneggiare, in particolar modo se le distanze sono limitate e i nemici un numero considerevole.
Anche Nariko comunque può fare uso del sensore in quelle fasi in cui imbraccia una specie di cannone molto potente, che spara grossi razzi esplosivi.

Motion capture e sceneggiatura da Oscar
Heavenly Sword ha una struttura che ricorda in molte fasi quella di una pellicola cinematografica. Lo sforzo degli sviluppatori si è concentrato sulla creazione di un gioco che mantenesse i livelli di pathos e coinvolgimento del grande schermo.
Le scene si susseguono senza soluzione di continuità, tra un livello e l’altro, e invogliano a proseguire, a rimanere incollati al televisore. I filmati di intermezzo sono eccezionali in tutti gli aspetti: il lavoro certosino di Motion Capture ha pagato in questo senso. Il volto di Nariko è di una bellezza rara, dal sapore esotico e misterioso. I suoi occhi sono tra i più espressivi che si siano mai visti in un videogame, così come la mimica del corpo. Disperazione, rabbia, dolore, si palesano sul volto della nostra eroina con una tale profondità da invogliare a riguardare gli intermezzi più volte. Anche Re Bohan, interpretato da Andy Serkis (che già ha prestato il suo viso per il subdolo e ripugnante Gollum nella trilogia “Il Signore degli Anelli”), è veramente ben caratterizzato, spavaldo e sbruffone proprio come i peggiori tiranni, assetato di potere e supremazia su qualsiasi individuo. Lo stesso dicasi per i suoi scagnozzi, in particolare il losco generale Volpe ed il deforme Grugno, realizzato talmente bene da essere spettacolare nella sua ripugnanza.
Il tutto è suggellato da un doppiaggio in italiano finalmente all’altezza, con una variazione di tonalità e di intensità che nulla invidia ai doppiaggi Hollywoodiani.

Che profondità di paesaggio
Il paesaggio non ha bisogno di presentazioni, essendo di una qualità e una magnificenza veramente degni di nota. Rispetto alla demo scaricata dallo Store sono migliorati gli sfondi, più limpidi e brillanti, e anche la qualità generale dei colori. Le ambientazioni hanno grande profondità sia in orizzontale che in verticale e la cura per i dettagli di palazzi, montagne, sentieri, piante è maniacale. Sicuramente l’ambientazione più bella in senso assoluto è quella presso il palazzo di Bohan, con enormi e magnifiche cascate che scendono a precipizio e tanti piani, corridoi e ponti da dover attraversare. E’ difficile non fermarsi ad osservare questo spettacolo. L’unico difetto che si può sottolineare è qualche piccolo calo nel frame rate in certe aree di questo livello, anche se sistematicamente avviene quando si spostano le telecamere con L2 e R2. Il che fa pensare più che altro ad un problema legato alle inquadrature, anche perché durante le fasi di battaglia l’azione scorre fluida e pulita, nonostante siano talvolta presenti moltissimi personaggi sullo schermo.

Commento finale
Siamo giunti alla fine del percorso ed è doveroso fare delle precisazioni. Heavenly Sword è un ottimo titolo, con un comparto tecnico eccezionale ed una storia avvincente. Il fatto poi che come protagonista ci sia una ragazza lo rende ancora più interessante. Bisogna comunque entrare nell’ottica che i paragoni con altri titoli sarebbero sbagliati e fuori luogo, sia per differenze strutturali che contenutistiche. La vicenda si discosta molto da quella di altri action e per fare un esempio relativamente al gameplay mancano completamente gli enigmi. Per molti giocatori questo può essere un handicap, ma non è così, semplicemente perché era specifico intento degli sviluppatori ometterli. Tale scelta diventa palesemente chiara mentre si gioca: questo è anche un viaggio interiore del nostro personaggio, oltre che una vicenda che si sviluppa senza soluzione di continuità; una serie di enigmi avrebbe semplicemente spezzato il ritmo della storia. E’ vero la longevità non è elevata, ma siamo comunque nell’ordine delle 7-8 ore circa di gioco, che per un action-game sono piuttosto la norma ed offrono comunque un’esperienza di gioco entusiasmante. Non necessariamente lungo è sinonimo di bello. Mai dimenticarselo.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
Torna all'inizio della Pagina

Morpheus
Utente "Anziano"



Regione: Lombardia
Città: ZION

Iscritto:
21/10/2021



1871 Messaggi

Inserito il - 17/12/2021 : 02:12:30  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Morpheus  Clicca per vedere l'indirizzo MSN di Morpheus  Rispondi Quotando
Colin McRae: DIRT


Genere: Guida
Produttore: Codemasters
Sviluppatore: Codemasters
Lingua: Italiano

Voto generale 8,5

Grafica:
9
Sonoro: 8,5
Giocab.: 9
Long.: 8

Ciao Colin.....

pro - contro
- Tanti veicoli e circuiti
- Molte modalità differenti
- Grande grafica
- Gameplay solido - Online carente di alternative
Addio Campione
E’ notizia l’improvvisa e tragica morte di Colin McRae, il pilota Scozzese che da anni ormai firmava i titoli di rally prodotti da Codemasters. E’ triste dover scrivere questa recensione sapendo che uno degli uomini simbolo di questo sport se n’è andato così, in punta di piedi, portando con sé anche il suo piccolo figlio. Resta comunque l’orgoglio di poter continuare a sentire il nome di questo campione, che vive non soltanto nelle imprese compiute sui circuiti, ma anche nella passione dei videogiocatori amanti delle corse e dell’adrenalina allo stato puro. Ci auguriamo che si possa avere un’ultima speciale edizione, in suo ricordo, in futuro. Per il momento facciamogli onore con questo articolo.

Vi diamo il benvenuto
In DIRT c’è subito un’accoglienza particolare ed una voce, quella del nostro navigatore, ci introduce al gioco, facendoci da guida, soprattutto all’inizio. Molto interessante la struttura dei menù, che evidenzia un tocco di originalità: sullo sfondo color panna si muovono le altre cartelle, quasi galleggiassero tutt’intorno a quella che avete selezionato.
Non c’è assolutamente bisogno di ricorrere al libretto per avere le risposte a qualche dubbio poiché il vostro compagno di squadra provvederà ad indirizzarvi ovunque vi troviate.
Le modalità di corsa sono tre:
RALLY MONDO: si possono svolgere delle gare veloci ma il numero di auto e circuiti utilizzabili dipende da ciò che già avete sbloccato in modalità carriera.
A sua volta in questa sezione si può scegliere tra gara singola, evento singolo o prova a tempo.
CAMPIONATO RALLY: è la modalità classica di Colin McRae e consente di partecipare a varie categorie differenti di competizioni come il campionato Europeo, con eventi in Germania, Italia ed Inghilterra, il Campionato Internazionale, con eventi in Giappone, Australia e Spagna ed infine il Campionato Mondiale con eventi misti.
La modalità CARRIERA, come potete immaginare, è la più complessa ed articolata, ed è strutturata veramente bene, con la possibilità di scalare una piramide di eventi, fino all’undicesimo ed ultimo livello che decreterà il Campione dei Campioni.
Per ognuno di essi è importante selezionare la vettura che si vuole utilizzare; ovviamente all’inizio la scelta sarà forzata, ma proseguendo e vincendo gare il vostro garage ben presto si allargherà. Inoltre, conquistando un gradino del podio, si riceve una ricompensa in denaro che aumenta in base al grado di difficoltà con cui vincerete l’evento. Si spazia da Principiante, dove i danni irrimediabili sono disattivati ed il livello degli avversari controllati dalla CPU è molto basso, fino a Professionista, in cui tutto è portato al limite per testare le capacità di guida del giocatore. Con il denaro ottenuto si possono comprare nuove auto ed accedere ad eventi più blasonati, oltre a inedite livree personalizzate per il proprio mezzo. In totale sono presenti 46 macchine, di ogni genere e caratteristica, e più di 180 livree sbloccabili. Al livello più alto è impegnativo portare a termine tutta la piramide, bisogna avere buoni riflessi ed esperienza dei tracciati. Questo per lo meno vale per i principianti e coloro che si avvicinano alla serie per la prima volta.

Gare per tutti i gusti
Anche le tipologie di gara sono varie e differenziate: si passa dalla semplice modalità Rally in cui si deve correre da un punto all’altro di un tracciato, alla modalità Rally Cross, nella quale si alternano eventi su strada ed altri off-road. Poi c’è il Crossover dove ci si cimenta in avvincenti testa a testa lungo due tracciati paralleli. Nel Rally Raid avviene la stessa cosa ma con le auto tutte in gara sullo stesso circuito ed off-road. E’ una tipologia di scontro che ha molto successo negli USA. Hill Climb o Arrampicata, invece, è la disciplina più estrema poiché si devono pilotare macchine molto potenti su tracciati di montagna stretti e tortuosi, fino a raggiungere la vetta.
Infine la vera novità introdotta da questo capitolo è la Championship Off-Road Racing (CORR), con percorsi sterrati nei quali dieci buggy o dieci fuoristrada si scontrano, senza esclusione di colpi, per la vittoria finale, su un circuito chiuso e un numero di giri prestabilito.
Con tutta questa varietà è difficile dire quale sia la gara più divertente. Sicuramente per la frenesia, sono molto belle le sfide con i fuoristrada sugli sterrati americani, ma anche il Crossover è esaltante. Il Rally invece è una modalità più classica ma anche più tecnica e, una volta domata può dare grande soddisfazione.
A questo proposito è il caso di parlare della gestione delle indicazioni date dal vostro navigatore. La velocità è comunque molto elevata anche in tracciati stretti e fangosi, dove le derapate possono concludersi con un fuoripista, spettacolare quanto devastante per la vostra vettura, e finire giù da un burrone non è un’ipotesi poi così remota. Per questo motivo dovete ascoltare molto attentamente le parole che ha da spendere per voi il vostro compagno. Capendo il linguaggio, e prestando molta attenzione, si riesce a prendere il ritmo e la situazione non vi sfuggirà di mano. Toglietevi dalla testa di poter andare alla cieca, soprattutto su quei percorsi in cui piove, si solleva fango ovunque e la visibilità è estremamente ridotta. Il radar, nella parte alta dello schermo, aiuta a indirizzarsi: nel menuù opzioni tuttavia si possono selezionare le frecce come indicatori di direzione, sicuramente più utili ed intuitive, soprattutto per le curve più tortuose e per quelle repentine, con bruschi cambi di direzione.

Online a metà…anzi ad un terzo
Come abbiamo avuto modo di evidenziare la modalità carriera è ben strutturata, fornendo molte gare di livello variabile e consentendo di allungare in modo consistente la longevità del titolo.
Lo stesso discorso purtroppo non può essere fatto per l’online che, a dire il vero abbastanza inspiegabilmente, è carente di gran parte del ben di Dio che possiamo gustarci in single-player. Della miriade di modalità disponibili, solo Rally e Rally Arrampicata si possono giocare in rete. E’ decisamente un controsenso perché in particolare le sfide CORR, Crossover e Rally Raid, avrebbero assunto una valenza ancora maggiore, esaltando questo gioco a dismisura. Anche il sistema di gestione delle stanze, con capienza fino a 100 giocatori è piuttosto confusionaria.
L’unica ragione di ciò può essere rinvenuta nella mancanza del tempo necessario ad implementare tutto quanto anche per il gioco online, ma è comunque inspiegabile se si pensa che questa versione PS3 esce a quattro mesi dall’edizione Xbox 360 e PC. Speriamo che eventuali aggiornamenti in futuro possano migliorare la situazione.

La giocabilità
Il gameplay è solido e ben riuscito, risultando arcade nella gestione delle derapate, molto più semplici da governare rispetto a titoli estremamente simulativi come WRC, senza comunque dimenticare quella che è la fisica dei veicoli. Capiterà così di uscire di strada se non si riesce a prendere la corda in curva, soprattutto in quelle più lente.
Il sistema di accelerazione e frenata, gestito con i grilletti posteriori del Sixaxis è funzionale e comodo da usare. In ogni caso gli amanti della guida più simulativa potranno attivare il sistema di cambio manuale, in modo da aumentare la difficoltà ma anche da poter decidere più liberamente come gestire i vari settori dei circuiti e realizzare tempi migliori.
A questo si aggiunge la classica componente, nelle competizioni Rally, dei danni riparabili tra una sessione e l’altra di gara. In 60 minuti si devono rimettere in ordine più parti possibili ed ognuna richiede un suo tempo per poter essere aggiustata. Guasti e avarie giocano un ruolo importante nell’economia del match: se danneggiate le gomme o lo sterzo, la macchina inizierà a tendere verso destra o verso sinistra sui rettilinei e sarà più facile uscire di pista. Oppure, danneggiando il motore la velocità massima rimarrà bassa, facendovi inevitabilmente perdere terreno e secondi preziosi. Altri aspetti comunque sono stati ammorbiditi, per non rendere la difficoltà eccessivamente elevata: in alcuni punti capita di scendere dallo sterrato con due ruote, finendo in una piccola conca sul ciglio della strada. A quella velocità il veicolo dovrebbe diventare inguidabile ed invece spesso e volentieri rimane del tutto in asse, proseguendo il suo percorso senza tentennamenti.

Questioni tecniche
Graficamente il livello è molto alto e DIRT dimostra di aver mantenuto le promesse da questo punto di vista. I veicoli sono particolareggiati e credibili nel momento in cui subiscono dei danni alla carrozzeria. I pezzi che si staccano lo fanno in maniera realistica e le crepe sui vetri sono realizzate accuratamente.
I circuiti sono ben rappresentati e, oltre a presentare una varietà di paesaggi degni di nota, sono interattivi: staccionate, paletti, segnali stradali e piccoli alberi si rompono e si deformano se uscite di pista. Gli effetti della pioggia e del fango, sia sulla strada che sulle vetture, sono eccezionali e le condizioni in pista variano in modo realistico a seconda delle situazioni meteo.
Inoltre i fastidiosi rallentamenti nel frame rate, che avevamo verificato nella demo scaricata dal Playstation Store, soprattutto nella modalità CORR, dove sullo schermo ci sono in contemporanea dieci veicoli, sono state risolte ed ora il gioco è sempre fluido, senza incertezze.

Commento finale
Siamo arrivati alla conclusione di questo articolo ed è una sensazione particolare. E’ probabile, anzi quasi scontato che non vedremo più un altro episodio firmato Colin McRae. A meno che Codemasters non metta in sviluppo un nuovo titolo per onorarne la memoria. DIRT comunque si è dimostrato un ottimo gioco, in grado di garantire molte ore di divertimento su più di 50 circuiti, con una grafica spettacolare e dei veicoli variegati. Peccato per l’online che poteva essere implementato meglio ma per il resto di difetti non ce ne sono. Insomma un gioco all’altezza di quello che è stato il suo uomo simbolo.

Insegnami a cercarti e a mostrarti a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non m’insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti.

Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.

Modificato da - Morpheus in data 17/12/2021 02:13:55
Torna all'inizio della Pagina
  Discussione  
 


 Nuova Discussione  Rispondi
 Versione Stampabile Bookmark this Topic Aggiungi Segnalibro
Vai a:
Forum Amici di Maria de Filippi, Forum Cinema, Forum Giochi, Forum Lost © 2003 Scaricone.it Torna all'inizio della Pagina
Questa pagina è stata generata in 0,97 secondi. TargatoNA.it | SuperDeeJay.Net | Snitz Forums 2000

Antidoto.org | Brutto.it | Estela.org | Equiweb.it